Economia Vegan

Mercato globale Vegan Ice Cream Dimensioni e quota del settore 2021, crescita, sfide aziendali, opportunità di investimento, domanda, produttori chiave e rapporto di ricerca sulle previsioni per il 2026

Diritti riservati a:

Mercato globale Vegan Ice Cream Dimensioni e quota del settore 2021, crescita, sfide aziendali, opportunità di investimento, domanda, produttori chiave e rapporto di ricerca sulle previsioni per il 2026

Il rapporto finale aggiungerà l’analisi dell’impatto di COVID-19 su questo settore.

Il rapporto di ricerca di mercato globale Vegan Ice Cream 2020-2026 è uno studio specializzato e approfondito del settore Vegan Ice Cream con particolare attenzione all’andamento del mercato globale. Inoltre il rapporto fornisce informazioni riguardanti le dimensioni del mercato Vegan Ice Cream, la valutazione della quota di mercato, la crescita, la struttura dei costi, la capacità, i ricavi e le previsioni per il 2026. Questo rapporto include anche lo studio generale della quota di mercato Vegan Ice Cream con tutti i suoi aspetti che influenzano la crescita del mercato . Questo rapporto è un’analisi quantitativa esaustiva del settore Vegan Ice Cream e fornisce dati per elaborare strategie per aumentare la crescita e l’efficacia del mercato Vegan Ice Cream.

Ottieni un PDF di esempio del rapporto @ www.industryresearch.biz/enquiry/request-sample/15318055

Inoltre, il rapporto di ricerca sul mercato globale Vegan Ice Cream 2020 fornisce una panoramica di base del settore tra cui definizioni, classificazioni, applicazioni e struttura della catena industriale. Il rapporto di mercato globale Vegan Ice Cream viene fornito per i mercati internazionali, nonché per le tendenze dei recenti sviluppi, il panorama competitivo, l’analisi delle opportunità, l’ottimizzazione della catena del valore, l’analisi strategica della crescita del mercato, l’espansione del mercato dell’area e le innovazioni tecnologiche. Vengono discusse le politiche e i piani di sviluppo, nonché analizzati i processi di produzione, le strutture dei costi e le relative entrate. Questo rapporto indica inoltre il consumo di importazione / esportazione, il lancio di prodotti, l’analisi delle vendite, i dati di domanda e offerta, costo, prezzo, entrate e margini lordi.

Principali attori trattati in questo rapporto:
Talenti
Aldi
Littlebabysicecream
NadaMoo
Trader Joe’s
Danone
Bliss Unlimited
Halo
Unilever
Swedish Glace
Sainsbury’s
Ben and Jerry’s
Nestlé
Tofutti Brands

Per capire in che modo l’impatto del Covid-19 è trattato in questo rapporto: www.industryresearch.biz/enquiry/request-covid19/15318055

Geograficamente, vengono trattate le analisi dettagliate di consumi, entrate, quota di mercato e tasso di crescita, storico e previsioni (2014-2026) delle seguenti regioni:
• Nord America
• Europa
• Asia-Pacifico
• America Latina
• Medio Oriente e Africa
• Altre regioni

Informarsi prima di acquistare questo rapporto – www.industryresearch.biz/enquiry/pre-order-enquiry/15318055

Sulla base del prodotto, questo rapporto mostra la produzione, i ricavi, il prezzo, la quota di mercato e il tasso di crescita di ciascun tipo, suddivisi principalmente in:
Portare a casa il gelato vegan
Impulse gelato vegan
Gelato artigianale vegan

Sulla base degli utenti finali / applicazioni, questo rapporto si concentra sullo stato e le prospettive per le principali applicazioni / utenti finali, consumo (vendite), quota di mercato e tasso di crescita per ciascuna applicazione, tra cui:
supermercati
Minimarket
Food & Drink Specialists
Ristoranti
Altri

Il rapporto di mercato di Vegan Ice Cream fornisce risposte alle seguenti domande chiave:
• Quale sarà la dimensione del mercato Vegan Ice Cream e il tasso di crescita nel prossimo anno?
• Quali sono i principali fattori chiave che guidano il mercato globale Vegan Ice Cream?
• Quali sono le tendenze chiave del mercato che influenzano la crescita del mercato globale Vegan Ice Cream?
• Quali sono i fattori di tendenza che influenzano le quote di mercato delle principali regioni del mondo?
• Chi sono i principali attori del mercato e quali sono le loro strategie nel mercato globale Vegan Ice Cream?
• Quali sono le opportunità di mercato e le minacce affrontate dai fornitori nel mercato globale Vegan Ice Cream?
• Quali tendenze, fattori trainanti e sfide industriali stanno manipolando la sua crescita?
• Quali sono i risultati chiave dell’analisi delle cinque forze del mercato globale Vegan Ice Cream?
• Qual è l’impatto di Covid19 sul settore attuale?

Acquista questo rapporto (prezzo 3400 USD (Three Thousand Four Hundread USD) per una licenza per utente singolo) – www.industryresearch.biz/purchase/15318055

Tra gli altri attori nazionali e globali, i dati sulla quota di mercato di Vegan Ice Cream sono disponibili separatamente per globale, Nord America, Europa, Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa e Sud America. Gli analisti comprendono i punti di forza competitivi e forniscono un’analisi competitiva per ciascun concorrente separatamente.
Un’altra parte altamente completa dello studio di ricerca e analisi del mercato globale Vegan Ice Cream presentato nel rapporto è l’analisi regionale. Questa sezione fa luce sulla crescita delle vendite di diversi mercati Vegan Ice Cream a livello regionale e nazionale. Per il periodo storico e di previsione dal 2015 al 2026, fornisce un’analisi del volume dettagliata e accurata per paese insieme all’analisi delle dimensioni del mercato regionale del mercato globale Vegan Ice Cream.

Acquista questo rapporto (prezzo 3400 USD (Three Thousand Four Hundread USD) per una licenza per utente singolo) – www.industryresearch.biz/purchase/15318055

Punti chiave dal sommario:
1 Vegan Ice Cream Introduzione e panoramica del mercato
2 Principali risultati dello studio
3 Dinamiche di mercato
4 Catena del valore del mercato Vegan Ice Cream
5 Segmentazione del mercato globale Vegan Ice Cream per tipo
6 Segmentazione del mercato globale Vegan Ice Cream per applicazione
7 Segmentazione del mercato globale Vegan Ice Cream per canale di marketing

Sommario dettagliato del mercato globale Vegan Ice Cream @ www.industryresearch.biz/TOC/15318055

MENÙ DI PASQUA VEGAN

DALL’ ANTIPASTO AL DOLCE – RICETTE FACILI E GUSTOSE

Diritti:

https://www.natureatblog.com/menu-di-pasqua-vegan-dall-antipasto-al-dolce/

Care amiche e cari amici vi auguro una Pasqua senza sofferenza e vi invito a prendere spunto dalle mie ricette per un pranzo nel rispetto di ogni essere vivente.

Oggi suggerisco di visitare il link sopracitato dal quale ho preso le immagini di oggi.

Un abbraccio

Patrizia

Homemade shortcrust pastry quiche with tofu and spinach
Tasty sandwiches with grilled mushrooms and green onions with bran bread on a dark background, top view

Il Fenomeno Vegan è Social

Diritti a: https://icones.it/fenomeno-vegan-social/

Galeotti furono Facebook e Instagram per aver diffuso il fenomeno culinario più in voga del momento, quello Vegan. Dimostrato è il rapporto tra l’aumento del numero dei vegani e il proliferare di gruppi, pagine e profili social della tanto riverita dieta. Lo stile di vita Vegan fa presa nella società moderna e con esso la coscienza di molti onnivori sempre più sensibili ad argomenti come salute ed ecologia, ma soprattutto, più esposti ai nuovi mezzi di diffusione della cultura Vegan.

All’aumento dei vegani hanno notevolmente contribuito i social media, tanto che secondo Ignacio Garcia Zoppi, antropologo digitale e fondatore di Tree Intelligence, le emozioni determinano se una campagna social, contro o a favore di un’istituzione o un brand, arriverà al punto di svolta. Occorre far leva in primis su un pubblico sensibile, tramite immagini che evocano empatia e che fanno sì che il contagio emozionale sia efficace; in secondo luogo deve esserci la presenza di una potenziale minaccia; infine un target istituzionale responsabile da prendere di mira.

I social puntano sulla condivisione di video e foto per la sensibilizzazione al concetto di sofferenza animale attraverso campagne divulgative spogliate dai sensi di colpa. La diffusione, inoltre, passa per mezzo dell’hashtag #vegan e degli account che promuovono uno stile di vita sano, supportati da cambiamenti tangibili nei supermercati, luoghi in cui i prodotti a marchio Vegan sono in crescita. Il mondo Vegan, però, non fa leva solo sul senso di colpa ma anche sul gusto.

A tal proposito, molte sono le riviste in cui trovare ricette, tanti i portali online e i libri in cui scoprire curiosità su come “convertirsi” ad un nuovo stile di vita. In notevole crescita anche gli influencer vegani che organizzano workshop, diventano testimonial e postano foto con l’obiettivo di prendere per la gola i propri followers.
Che dire. Il ruolo dei social media è diventato quello di un vero e proprio ambasciatore di tendenze.

Dieta: in 500.000 accettano la sfida di Veganuary e diventano vegetariani per un mese

Diritti riservati a Valentina Dirindin – dissapore.com

In 500.000 accettano la sfida annuale di Veganuary a diventare vegani per un mese: è il record di sempre, e il successo dell’iniziativa è soprattutto in Gran Bretagna.

Ha raggiungo la cifra record di 500.000 iscritti la sfida di Veganuary a mangiare solo cibi a base vegetale per un mese.

La cifra è il doppio di quella che si era impegnata l’anno precedente a fare la stessa scelta veg. Un quarto di coloro che raccolgono la sfida – 125.000 – sono nel Regno Unito e quest’anno i supermercati britannici, tra cui Tesco, hanno contribuito al successo della sfida promuovendola con le loro pubblicità. Non a caso il mondo veg è uno degli obiettivi delle grandi aziende del food per il futuro.

Veganuary è una campagna globale che prova a coinvolgere le persone nell’universo veg, sfidandole a fare una prova di un mese. Ai partecipanti vengono fornite una serie di ragioni per scegliere di tagliare la quantità di alimenti animali nella loro dieta, dal ridurre la sofferenza degli animali, al migliorare la salute o aldiminuire i danni ambientali causati dalla produzione alimentare.

“Mi sembra davvero che la scelta di una dieta a base vegetale non sia più un tema controverso”, ha detto Toni Vernelli, rappresentante di Veganuary, commentando il successo dell’iniziativa di quest’anno. “Quasi tutti hanno accettato che dobbiamo ridurre i prodotti animali nella nostra dieta per ragioni ambientali”.

Vegetariano con “Joia”

Diritti: Simone Bauducco – https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Vegetariano-con-Joia-13730506.html

È svizzero, lavora a Milano e si chiama Pietro Leemann uno degli chef vegetariani più famosi d’Europa.

“Il lusso in cucina non è il caviale o il tartufo, ma la relazione diretta con la natura e con i contadini che fanno qualità”. Lo chef svizzero Pietro Leemann è uno dei più importanti chef vegetariani d’Europa. Nel 1989 insieme a un gruppo di amici ha aperto a Milano il “Joia”. “È stato come un fulmine a ciel sereno – racconta lo chef mentre controlla la squadra di giovani cuochi in cucina – in quel periodo c’erano pochi ristoranti vegetariani ed erano per lo più legati a religioni o filosofie”. Il Joia vuole rompere questo schema e ci riesce. A sette anni di distanza dalla nascita, nel 1996, diventa il primo ristorante europeo vegetariano ad ottenere la stella Michelin.

Durante la pandemia, anche il Joia ha iniziato a proporre i suoi piatti per l’asporto: “È stato fondamentale non tanto dal punto di vista delle entrate, ma per mantenere unita la squadra in vista di quando potremo tornare a pieno regime”. Intanto lo chef vive tra la Svizzera e l’Italia: “Ho provato a portare un po’ di “svizzeritudine” in Italia e di “italianitudine” in Svizzera perchè l’essenza della vita è negli scambi. La vita ha senso se ci sono degli scambi”.

Simone Bauducco 

Adidas lancia scarpe vegane realizzate con pelle di fungo

Diritti riservati a: https://vegconomist.com/fashion-und-beauty/adidas-to-launch-vegan-shoes-made-with-mushroom-leather/

Adidas ha rivelato che sta lavorando su scarpe vegane realizzate con un’alternativa in pelle biodegradabile a base di funghi. Per sviluppare le scarpe, ha collaborato con Bolt Threads , l’azienda biotecnologica che produce la pelle.

Conosciuto come Mylo ™ , il materiale è realizzato con micelio, la parte del fungo che si estende sotto terra.

Adidas ha lanciato per la prima volta le scarpe vegane lo scorso giugno , quando ha realizzato versioni senza animali di due delle sue scarpe più iconiche. Sono stati realizzati con poliestere riciclato rivestito in poliuretano. Poco dopo, l’azienda ha lanciato una linea ecologica chiamata Clean Classics , realizzata con materiali naturali e riciclati.

Ma il marchio ha fissato obiettivi di sostenibilità ambiziosi e rendere le sue scarpe biodegradabili è un traguardo importante. Non è ancora chiaro quando saranno disponibili le nuove scarpe a base di funghi.

Le scarpe biodegradabili sono solo una delle iniziative di sostenibilità di Adidas: ha già smesso di utilizzare pellicce di animali nei suoi prodotti e molte delle sue scarpe sono ora realizzate con plastica riciclata raccolta dalle spiagge. Dice che il 60% dei suoi prodotti utilizzerà poliestere riciclato nel 2021 e sta anche lavorando su cotone riciclato. L’azienda mira ad essere carbon neutral entro il 2050.

“La sostenibilità è parte integrante della filosofia aziendale di Adidas”, ha affermato Kasper Rorsted, CEO di Adidas. “Abbiamo collaborato con i nostri fornitori per creare le strutture che permettano di lavorare materiali riciclati su larga scala. Il nostro impegno non solo rende Adidas più sostenibile, ma guida anche lo sviluppo dell’intero settore “.

The Not Company: l’azienda che “crea” cibo con l’intelligenza artificiale

di Jaqueline Facconti per vi-group.it

L’incredibile caso della start up cilena Not Company ovvero NotCo risponde ad una delle crescenti sfide relative alle alternative vegane ai cibi di derivazione animale.

Come ricreare il sapore dei cibi di origine animale proponendo alternative vegane? Ovviamente con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. 

NotCo, la startup cilena di foodtech

NotCo, la startup cilena famosa per la sua maionese vegana, ha annunciato che collaborerà con la catena di supermercati brasiliana, Grupo Pão de Açúcar (GPA). 

La startup cilena foodtech sostenuta finanziariamente da Jeff Bezos mira a stringere nuove partnership di distribuzione commerciale e ad avventurarsi in mercati sempre più grandi, come il Brasile.

NotCo è la start up famosa per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per ricreare carne e prodotti caseari con alternative vegane.

Nel tempo, è diventata particolarmente nota per la sua maionese vegana fatta di ceci.

Altri prodotti disponibili in circa 1.000 store di alimentari includono Not Milk e Not Ice Cream.

La popolarità di questi prodotti sta decretando la crescita della start up cilena sul mercato.

Ci aspettiamo di raggiungere una quota di mercato a due cifre in queste tre categorie di prodotti nei prossimi tre anni“, ha dichiarato Mathias Muchnick, CEO e co-fondatore di NotCo.

Deteniamo già il 10 percento della quota di mercato“.

La start up cilena NotCo punta sul Brasile

Lo scorso marzo, il gruppo ha raccolto oltre 30 milioni di dollari da Bezos Expeditions, di proprietà del CEO di Amazon Jeff Bezos. Gran parte di questi fondi ha reso possibile la collaborazione tra NotCo e GPA.

Nel medio-lungo termine, la start-up cilena prevede che un giorno il Brasile possa diventare il suo principale consumatore di prodotti vegani.

Una grande parte di questo investimento sta andando in Brasile“, ha dichiarato Muchnick, che ha fondato la società nel marzo 2017 con Karim Pichara e Pablo Zamora.

Puntiamo sul Brasile affinchè diventi il nostro più grande mercato entro 12 mesi.”

Per il momento, NotCo spedirà i suoi prodotti dal Cile al Brasile fino a quando non aprirà degli stabilimenti produttivi.

Secondo una nota della stessa start up cilena, la società alimentare punta a produrre localmente i prodotti entro 3-4 mesi senza fondare alcuno stabilimento produttivo.

La strategia non è mai quella di costruire una fabbrica“, ha dichiarato Muchnick.

Qui abbiamo trovato diversi partner per fare produrre i nostri prodotti a livello locale”.

Jeff Bezos ha investito sulla start up cilena NotCo

La start-up cilena The Not Company (“NotCo”) ha recentemente raccolto $ 30 milioni da diversi fondi, inclusi i fondi di investimento controllati dal fondatore di Amazon Jeff Bezos.

La start up cilena è stata fondata nel 2015 dall’ingegnere biotecnologico Matías Muchnick, dal biochimico Pablo Zamora e dallo scienziato informatico Karim Pichara.

I prodotti vegani a marchio NotCo sono realizzati con l’ausilio di “Giuseppe“, una piattaforma di intelligenza artificiale che identifica le proteine ​​vegetali che possono “imitare” per consistenza e sapore i prodotti animali.

NotCo si pone come mission quella di competere con i colossi della produzione alimentare tradizionale.

Tecnologia alimentareintelligenza artificiale delle macchine e ingredienti di origine vegetale si combinano in modo efficiente per produrre fonti proteiche di origine non animale, sottolinea Elio Leoni Sceti, co-fondatore di The Craftory, un fondo che ha finanziato il progetto NotCo.

“Siamo entusiasti di lavorare con Matías e il team NotCo”.

Attualmente, la start up cilena distribuisce il suo prodotto di punta, Not Mayo a base di ceci, in oltre 1.000 stores cileni.

Inoltre, prevede di utilizzare l’attuale round di finanziamento per sviluppare nuovi prodotti (come gelato vegano, yogurt e latte) e di espandere i canali di distribuzione in Messico e negli Stati Uniti entro la fine dell’anno.

I prodotti NotCo sono presenti sugli scaffali del colosso statunitense Walmart

La startup cilena The Not Company ha lanciato una linea di prodotti vegani, che sono presenti nell’assortimento del colosso statunitense Walmart.

Il prodotto più commercializzato è una maionese senza uova, la Not Mayo a base di ceci, acqua e sale, che è attualmente disponibile in alcuni paesi del Sud America.

Not Mayo” è una maionese dal gusto e dalla consistenza incredibilmente simile alla versione standard, composta solo da ingredienti che includono basilico, piselli, patate e olio di canola, anziché uova, e olio vegetale.

Vogliamo cambiare il modo in cui produciamo il cibo che amiamo“, ha dichiarato Matias Muchnick, CEO di Not Company, “piuttosto che cambiare il cibo che amiamo”.

La società, che è attualmente il terzo produttore di maionese del Cile, distribuirà ben presto anche Not Yoghurt, Not Milk e Not Cheese.

Siamo un’azienda tecnologica, non un’azienda alimentare. Vogliamo sviluppare prodotti per altre società“, ha affermato Muchnick.

Il 92% di coloro che consumano la nostra maionese non è vegetariano. Le persone non si rendono nemmeno conto della differenza.”

E perché sostituire la carne con i vegetali?

L’industria zootecnica è la causa principale dei problemi ambientali“, sostiene Muchnick.

Si “deve impegnare una quantità enorme di risorse come terra, acqua ed energia per produrre un chilo di carne”.

La crescita esplosiva del business della “carne vegana” affascina anche celebrità del calibro di Bill Gates e di Leonardo Di Caprio.

Vuoi avere successo nel tuo lavoro? Inizia a meditare

Quando ancora se ne parlava poco.

di Chiara Di Cristofaro 9 luglio 2014 – Il sole 24 ORE

Stress, incapacità di mantenere l’attenzione e di prestare ascolto, distrazioni continue, fino ad arrivare ad ansia e depressione. È la sindrome del lavoratore moderno, frammentato tra compiti spesso molto diversi tra loro e troppe task da portare a termine. La cura? Secondo numerose ricerche un aiuto concreto potrebbe arrivare dalla Mindfulness, una tecnica che allena la capacità di prestare un’attenzione consapevole e completa al momento presente. E che come effetto ha quello di migliorare la concentrazione e favorire la produttività, il pensiero creativo e la comunicazione efficace.

Quante volte vi è capitato, durante l’ultima settimana, di dimenticare qualcosa di importante o di urgente che dovevate fare? Di dimenticare ciò che qualcuno vi aveva detto? O di mangiare senza sentire quasi nessun sapore? Quante volte vi è successo di iniziare a fare qualcosa e poi chiedervi: “Cos’è che stavo facendo”? Quante volte vi siete sentiti sovraccarichi di impegni, lavorativi e non, o vi siete ritrovati a rincorrere il tempo per paura di non riuscire a portarli a termine? E quante volte questo stato d’animo vi ha fatto sbagliare o rallentare nel vostro lavoro? O magari reagire in maniera sproporzionata a un’osservazione di un collega o di un superiore?

Questo è un quadro piuttosto tipico per molti lavoratori, manager o imprenditori, donne e uomini indistintamente. Un quadro che si traduce non solo con un clima più teso sul posto di lavoro e in famiglia, ma anche con una minore produttività, a tutti i livelli. A livello psicologico e mentale, parliamo di eccesso di stress, di incapacità di mantenere la concentrazione e l’attenzione, di pensiero automatico. E da alcuni anni anche da noi (con un buon decennio di ritardo rispetto ai Paesi anglosassoni) si inizia a ragionare su tecniche e strumenti pratici e concreti che possano contribuire al miglioramento di queste situazioni e la chiave sembra essere quella della consapevolezza.

Per allenare la consapevolezza molte sono le tecniche: dallo yoga, al Tai chi o al Qigong, così come diverse forme di meditazione. E una di queste, quella che ultimamente sembra riscuotere maggiore successo in Occidente, è la Mindfulness, una tecnica definita da Jon Kabat-Zinn, che l’ha teorizzata, come «la capacità di porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante». Il programma da lui ideato è un odei più utilizzati, il Mindfulness-based stress reduction (MBSR). La Mindfulness, dunque, non è una semplice tecnica di rilassamento, né una pratica meditativa classica. Ma una sequenza di tecniche che permettono di sviluppare ed allenare la propria capacità di attenzione consapevole nella vita quotidiana. Troppo new age per il mondo imprenditoriale? «In Italia è ancora un po’ questa la percezione nelle aziende – dice Stefano Marchi, psicoterapeuta cognitivo comportamentale ed esperto di Mindfulness – mentre in Gran Bretagna o negli Stati Uniti esistono dei veri e propri programmi aziendali, visto che è dimostrato che una pratica di questo tipo fa bene all’impresa e non solo al singolo. Da noi, per ora, sono i singoli, spesso professionisti e manager che si avvicinano a queste tecniche per migliorare la loro performance lavorativa e il loro livello generale di benessere».

Invece, per esempio, nella Silicon Valley alla fine dello scorso anno molto si è parlato della diffusione della pratica di Mindfulness in aziende come Google o Linkedin, solo per citarne un paio. Con l’obiettivo, concreto, di lavorare meglio, per produrre meglio. Anche perché, in realtà, i benefici sono molto concreti e dimostrati scientificamente.

Le pratiche meditative, in generale, si sono dimostrate efficaci per la riduzione di sintomi legati allo stress come l’ansia e la depressione: una ricerca recente della Johns Hopkins Univeristy di Baltimora ha passato in rassegna tutti gli studi fatti finora sulle forme di meditazione, trovando 47 test clinici con oltre 3500 partecipanti che confermano gli effetti benefici descritti. Non solo, diversi studi (uno per tutti) che si è concentrata sulla Mindfulness ha dimostrato che con otto settimane di training si registra un significativo aumento della materia grigia cerebrale nelle aree associate all’apprendimento, ai processi di memoria, alla regolazione delle emozioni e all’attenzione sostenuta, cioè la capacità di mantenere l’attenzione e la concentrazione su un determinato stimolo per un periodo prolungato di tempo: una facoltà fondamentale che oggi è fortemente messa a rischio dalle modalità di lavoro e di pensiero in multitasking. Inoltre, grazie alla pratica della Mindfulness, si è registrato anche un aumento dell’attività nella corteccia prefrontale sinistra che è stata correlata con la presenza di felicità e benessere, così come si evidenzia un generale miglioramento delle risposte del sistema immunitario.

C’è un filone vero e proprio della Mindfulness che si concentra sui benefici e sul training di Mindfulness in azienda, come per esempio nel libro di Michael Chaskalson “The Mindful Workplace” che promette di fornire strumenti pratici per migliorare l’ascolto e la comunicazione tra colleghi, gestire lo stress e rafforzare le relazioni sul posto di lavoro. Insomma, quella apparente distanza tra una pratica simile (ma non uguale) ad alcune tecniche meditative e la ricerca della produttività sembra non essere così ampia. «Le persone veramente interessate al loro lavoro – spiega il professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Udine, Franco Fabbro – sono quelle molto più concentrate su quello che fanno e molto di meno sui risultati. E la consapevolezza orienta sui processi, piuttosto che verso gli obiettivi». E forse solo un percorso consapevole garantisce il raggiungimento della meta.

I medici inglesi: “Il cibo condiziona l’intelligenza”

NEW YORK
Se volete che i vostri figli diventino più intelligenti fateli crescere da vegetariani. E’ questo l’ultimissimo consiglio per i genitori che emerge da uno studio della Southampton University pubblicato dal British Medical Journal e frutto di una ricerca durata ben venti anni, dal 1970 al 1990. All’origine degli sforzi del team di studiosi guidato da Catharine Gale c’era l’intenzione di verificare possibili connessioni fra il tipo di alimentazione ed il livello di intelligenza dei bambini. Nacque così la decisione di studiare da vicino un campione di 8179 bambini di dieci anni di età che vennero sottoposti ai primi test. Venti anni dopo, al compimento dei 30 anni di età, allo stesso campione è stato chiesto di svelare le proprie abitudini alimentari ed in 366 si sono detti vegetariani, ovvero il 4,5 per cento del totale pari all’equilibrio che in genere si trova nei Paesi occidentali.

Genio e verdura
Nel 1990 è così iniziata la fase della misurazione dei quozienti di intelligenza ed i risultati ottenuti hanno lasciato assai pochi dubbi: fra i ragazzi – oramai uomini – vegetariani il livello ai test «Iq» è risultato essere 106, ovvero 5 punti in più dei non vegetariani, mentre nel caso delle donne il divario è risultato essere 104 a 99 punti. E’ interessante notare che a dimostrare il quoziente di intelligenza dei vegetariani sono stati anche quei 100 fra loro che hanno ammesso di aver saltuariamente «sgarrato», continuando a mangiare carne o pesce.

«Si tratta di risultati che parlano chiaro – è stato il commento della dottoressa Gale -, i bambini che diventano più intelligenti in età adulta rispettano un’alimentazione vegetariana ed uniscono a questo migliore quoziente un migliore stato di salute, soprattutto per quanto riguarda la situazione cardiaca».

Orgoglio vegetariano
Le conseguenze sono molteplici: i vegetariani hanno un’istruzione migliore, escono dalle scuole ed università più ambite, trovano posti di lavoro più remunerati e dunque guadagnano e spendono di più, diventando – in percentuale – uno dei motori dello sviluppo economico del Paese dove risiedono. Nel gotha dei vegetariani più noti figurano il cantante Paul McCartney, l’attrice Jenny Seagrove, lo scrittore George Bernard Shaw e Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. Se esaminare le conseguenze dello studio è facile, Gale ammette che altrettanto non si può affermare per le cause: i ricercatori infatti non sono riusciti a dimostrare scientificamente perché non mangiare pesce o carne rende più intelligenti. Il risultato dello studio non fornisce dunque un motivo preciso del fenomeno riscontrato – evitando di sostenere la tesi di ricerche passate sulle maggiori potenzialità di alimenti come frutta, vegetali e grano – ma attesta che la differenza di intelligenza è certa, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, ed è riassunta nei 5 punti in più che vengono sistematicamente ottenuti dai vegetariani in ogni possibile test di misurazione delle capacità intellettive.

«Non possiamo escludere neanche – ha spiegato la Gale – che siano le persone intelligenti a diventare vegetariane a causa di una maggiore attenzione per la salute degli animali che sono all’origine dei cibi che arrivano sulla tavola».

Per i vegetariani lo studio britannico è comunque un motivo di grande orgoglio. «Abbiamo sempre saputo che essere vegetariani è una scelta intelligente, compassionevole verso gli animali ed attenta all’ambiente ma ora ne abbiamo la prova scientifica – ha commentato Liz O’Neill della Vegetarian Society – e questo forse spiega anche perché chi si limita a ridurre le quantità di carne consumate non mangiando pollo o tacchino, ama comunque definirsi vegetariano».

Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200612articoli/15535girata.asp