VEGGIEHOTELS®

 https://www.veggie-hotels.com/

– LA PRIMA COOPERAZIONE TRA ALBERGHI VEGETARIANI DI TUTTO IL MONDO

Nell’ambito del turismo e del comparto alberghiero non esiste quasi alcun target che non trovi offerte fatte su misura; ciò nonostante per chi è vegetariano o vegano fino ad oggi non è stato facile trovare un alloggio conforme alle proprie necessità.

Con la nascita di VeggieHotels questo è cambiato. Dal 2011 VeggieHotels offre una piattaforma che riunisce ospiti e hotel vegetariani o vegani in tutto il mondo.

Perché esclusivamente vegetariani?

Qualcuno forse si chiederà perché VeggieHotels presenta soltanto strutture esclusivamente vegetariane che non servono quindi né carne né pesce.
Secondo noi c’è una grande differenza se in una cucina si preparano solo piatti completamente vegetariani oppure se si cucina solo di tanto in tanto un piatto vegetariano o vegano su richiesta, continuando però a cucinare anche carne e pesce nello stesso ambiente.

Ecologia ed etica

In tutto l’ambiente turistico stanno prendendo piede sempre più i criteri di sostenibilità ed ecocompatibilità. E VeggieHotels è un pioniere in questo senso. Tenendo conto dell’effetto positivo che la cucina vegetariana e in particolare quella vegana hanno sull’emissione di CO2, si può affermare che i VeggieHotels danno un contributo positivo al mantenimento dell’ambiente.
Anche gli aspetti etici di un turismo che non fa soffrire gli animali vengono concretizzati giorno per giorno nei VeggieHotels.

Non solo per vegetariani

Naturalmente nei VeggieHotels sono ben accolti tutti coloro che desiderano gustare un’alimentazione sana vegetariana o vegana in vacanza, in viaggio, partecipando a un seminario o in un soggiorno di cura. La cucina esclusivamente vegetariana non è soltanto sana. Quando i pasti vengono preparati da cuochi che mettono tutto il cuore e tutta la loro creatività nella cucina vegetariana, si possono scoprire nuovi piatti vegetariani e vegani in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Da una colazione integrale e vegetariana offerta in una pensione veggie fino a una cena a più portate in un hotel di prima classe, VeggieHotels vi aiuta a trovare tutte le varianti desiderate. Un soggiorno o una visita in un VeggieHotel può essere anche un’occasione per cambiare la propria alimentazione, diventando vegetariani o vegani, o semplicemente per assaggiare dei piatti vegetariani.

La cucina vegana nei VeggieHotels

La maggior parte dei VeggieHotels sono preparati ad accogliere ospiti vegani e possono essere selezionati tramite i criteri di ricerca. Alcune strutture offrono addirittura un’alimentazione esclusivamente vegana, con la quale si rinuncia completamente a qualsiasi prodotto di origine animale.

Il team di VeggieHotels

VeggieHotels è stato fondato da Thomas e Karin Klein, da alcuni giornalisti di viaggi o e dallo specialista di informatica Peter Haunert. Tutti e tre sono vegetariani fin dalla loro gioventù. Dopo diverse tappe professionali nell’ambito del giornalismo, del marketing turistico e dell’informatica hanno messo le loro esperienze a disposizione di VeggieHotels per offrire una piattaforma professionale agli alberghi vegetariani.

Alimentazione vegetariana

Ricevo tante richieste da parte di genitori preoccupati per le scelte alimentari dei figli adolescenti, il nostro Cantone mette a disposizione delle informazioni molto importanti e soprattutto resta importante la scelta di un medico nutrizionista competente, responsabile e libero da ogni tipo di pregiudizi

Patrizia Vaier

http://www.sge-ssn.ch/media/Scheda_informativa_alimentazione_vegetariana_2015_2.pdf

Dal sito del cantone www.ti.ch/infogiovani

I vegetariani scelgono di eliminare dalla propria alimentazione la carne e il pesce. Numerosi studi dimostrano che chi segue un’alimentazione vegetariana ha benefici in termini di salute, come un minor tasso di mortalità dovuti a malattie cardiocircolatorie o cancri e hanno un peso corporeo più frequentemente nella norma.

Le persone vegetariane devono però stare attente alla loro alimentazione variandola il più possibile. Infatti, sono soggette ad alcune tipiche carenze nutrizionali, soprattutto in proteine, vitamine B12, ferro, omega 3 e anche vitamina D3. Per i vegetariani sono molto importanti alimenti quali le leguminose, il latte e i latticini, le uova, la frutta oleaginosa (noci, mandorle, ecc.) e i farinacei integrali.

I vegetariani non sono da confondere con i vegani, che oltre a carne e pesce eliminano anche tutti gli altri alimenti di origine animale dalla propria alimentazione, come il latte, i latticini, le uova e il miele. Senza supplementi alimentari specifici e conoscenze approfondite in nutrizione, le carenze nutrizionali in vitamine B12 e D3 sono assicurate; inoltre vi è un grande rischio di carenze in proteine, ferro e calcio. Per questi motivi si sconsiglia di seguire questa dieta, soprattutto durante la crescita, la gravidanza e la vecchiaia.

Alimentazione e diete vegetariane

Diritti riservati: Fulvia Bracali – valdelsa.net

Le diete vegetariane sono ormai molto diffuse, non solo in Paesi che ne hanno una lunga cultura gastronomica (tipo l’India, con circa un 30% della popolazione vegetariana), ma anche in Europa e in Italia (con circa 4,5 milioni di vegetariani pari al 7,1% della popolazione generale, con dati che ne evidenziano una continua crescita!). Quindi sta crescendo ‘’interesse per questo modello alimentare sia per i professionisti della salute, come i Dietisti, che per i ristoratori.

Se pensiamo che questo tipo di alimentazione appartenga solo alle culture orientali o sia una moda degli ultimi anni, ci sbagliamo! Infatti ce ne sono tracce sin dall’antichità con delle motivazioni riconducibili alle nostre: principi etici, morali e religiosi. Tra i personaggi vegetariani più famosi possiamo nominare Platone che nel suo “La Repubblica” sosteneva che una dieta basata su vegetali richiedeva meno terra di una basata su cibi animali – del resto questo se era vero all’epoca, oggi lo è ancora di più a causa degli allevamenti intensivi. E ancora alcuni ordini monastici cristiani e poi Leonardo da Vinci, Jean Jacques Roussaeu. E nel diciottesimo e diciannovesimo secolo in Europa possiamo citare Lev Tolstoj, fino al secolo scorso il più famoso premio Nobel Mahatma Gandhi.

Negli ultimi cinquant’anni la dieta vegetariana si è affermata ancora di più per il diffondersi di correnti di pensiero ed influenze tra cui un interesse crescente verso religioni e filosofie orientali, ma le motivazioni più forti che inducono a scegliere tale modello alimentare riguardano:

Maggiore sensibilità verso il mondo animale: molti vegetariani fanno una scelta etica e rinunciano alla carne per non uccidere gli animali per cibarsene. Spesso quindi pongono maggiore attenzione anche alla tipologia di allevamento degli animali, anche per il solo consumo dei loro derivati;

Maggiore consapevolezza in tema di nutrizione e salute, quindi abbracciano questa filosofia perché pensano che sia il modo più sano di mangiare, anche se molti poi non si affidano a vere evidenze scientifiche né a professionisti della nutrizione rischiando comunque delle carenze;

Concetti di sostenibilità ambientale. Sicuramente produrre carne ha un impatto ambientale importante, sia in termini di emissione di gas serra, sia per il consumo di cereali (dati FAO ci dicono che si utilizza il 35% della produzione mondiale di cereali per nutrire gli animali da carne).

Ma cosa si intende con la parola “vegetariano”? Facciamo chiarezza, in quanto ci sono molte interpretazioni personali o modelli alimentari più rigidi.

Latto-ovo-vegetariana / Latto-vegetariana o Ovo-vegetariana, basata ovviamente sulla predominanza di alimenti di origine vegetale, ma sono ammesse piccole quantità di cibi di origine animale “indiretti”, ovvero latte e suoi derivati, uova e loro derivati, mentre sono esclusi tutti i tipi di carne e derivati (compreso il pesce);

Vegana, costituita solo da alimenti di origine vegetale. Sono esclusi tutti gli alimenti di origine animale (carni, latte e derivati, uova e persino il miele);

Crudista o Raw Food, prevede solo il consumo di alimenti naturali non trasformati, cioè non riscaldati ad una temperatura superiore ai 40°C (alcune rare varianti prevedono carne o sono onnivore, ma seguono lo stesso principio della trasformazione in base alla temperatura);

Fruttarismo, prevede esclusivamente il consumo di tutti i frutti dei vegetali intesi dal punto di vista botanico. A questa categoria appartengono naturalmente i frutti dolci universalmente riconosciuti, ma anche alcuni ortaggi come pomodori, melanzane, peperoni, zucche, zucchine e cetrioli e anche olive e avocado. Essenzialmente non viene utilizzato il fusto della pianta né le radici per non comportare un danno per la vita della pianta. Per alcune correnti di pensiero sono accetti i semi, mentre per altre no, poiché se mangiati non consentono alla pianta di riprodursi.

Lasciando a parte i regimi vegetariani molto restrittivi, ma quali carenze possiamo avere adottando una dieta vegetariana o vegana?

Per prima cosa viene da pensare alle proteine, ma in realtà, se la dieta è correttamente formulata e varia, con i giusti fabbisogni calorici ed un buon apporto di proteine complementari, il fabbisogno proteico può essere considerato raggiunto;

La dieta vegetariana è da sempre associata a carenza di Vitamina B12. I latto-ovo-vegetariani sono in grado di ricavare adeguate quantità a partire da latticini, uova o altre fonti, mentre i vegani devono assumere degli alimenti fortificati. Questo perché tale vitamina è contenuta esclusivamente nei prodotti di origine animale. La carenza negli adulti è associata al rischio di sviluppare Alzheimer, sclerosi multipla, psicosi, sbalzi d’umore, perdita della memoria, depressione, mielopatia, neuropatie e altre patologie. Durante gravidanza e allattamento una sua carenza può essere causa di gravi problemi dello sviluppo del bambino;

Spesso i vegetariani, e ancor di più i vegani, dimostrano una bassa concentrazione plasmatica di acidi grassi omega-3 e omega-6;

Il Ferro: notoriamente la sua bio-disponibilità da alimenti vegetali è molto più bassa rispetto a quella degli alimenti di origine animale, e questo è dovuto ad una sua forma che è meno assorbita nel nostro intestino e dal fatto che alcuni vegetali presentano alte concentrazioni di sostanze che inibiscono l’assorbimento di alcuni micronutrienti come, appunto, il Ferro;

I vegani presentano un’insufficiente introduzione di Zinco che dovrebbe essere incrementata del 50%;

L’introduzione di Calcio è molto variabile a seconda della tipologia di regime alimentare seguito. Sicuramente mentre un vegetariano riesce a coprire i fabbisogni, un vegano, invece, avrà delle assunzioni medie considerevolmente inferiori;

Lo Iodio: molti soggetti sono a rischio di carenza, in quanto le diete vegetariane non prevedono il consumo di pesce notoriamente ricco in questo micronutriente;

La Vitamina D: sono state riscontrate basse concentrazioni tra soggetti vegetariani adulti e pediatrici. In questo caso è importante regolare bene l’esposizione al sole e l’utilizzo di alimenti arricchiti o di una supplementazione di tale vitamina.

Concludendo in base a Linee Guida e posizioni ufficiali delle Associazioni di Dietetica o dell’OMS: le diete vegetariane correttamente pianificate, anche quelle vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Possono essere appropriate per tutti gli individui durante tutti i cicli vitali, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza e per gli atleti. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che la dieta vegetariana risulta associata ad una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano livelli inferiori di colesterolo e di pressione arteriosa e ridotti tassi di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. Tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di cancro. Ovviamente una dieta vegetariana ben pianificata ha bisogno della consulenza di un professionista della nutrizione esperto, in grado di elaborare piani dietetici equilibrati per soddisfare i fabbisogni nutrizionali ed evitare il rischio di carenze, raccomandando, dove necessario, l’invio al medico per la prescrizione e l’assunzione di integratori.

Sesso: i vegetariani hanno una vita sessuale migliore

di dottor Filippo Tartaglini – iobenessere.it – Diritti riservati

Una dieta vegetariana favorisce la vita sessuale, ha dimostrarlo è una ricerca condotta negli Usa: anche se più esili di corporatura i vegetariani hanno prestazioni migliori tra le lenzuola rispetto ai cugini carnivori consumatori di carni e hamburger.

Il trucco sembrerebbe essere il maggior consumo di soya e di tofu, oltre naturalmente alla più grande presenza di vegetali nella dieta.

Lo studio è stato condotto dall’allora studente Michael Wasserman per il suo corso di specializzazione all’università di Berkeley, ricerca pubblicata poi sulle pagine della rivista scientifica “Hormones and Behaviour”: probabilmente per la prima volta si è studiata seriamente la relazione tra gli ormoni del sesso (principalmente fitoestrogeni) presenti nei vegetali e nelle piante e il comportamento dei primati.

I risultati mettono in evidenza l’influenza delle piante sui livelli ormonali e quindi sulla prestazione a letto: l’ipotesi è stata verificata su un gruppo di colobi rossi del parco nazionale di Kibale in Uganda che, in quanto primati, dovrebbero avere reazioni fisiologiche simili a quelle degli uomini.

Lo studio è durato meno di un anno, per la precisione 11 mesi ed è stato condotto registrando il loro comportamento, la loro aggressività e la frequenza degli accoppiamenti in base a ciò che le scimmie mangiavano; inoltre venivano periodicamente analizzate le feci per vedere le variazioni ormonali di ogni animale.

I colobi che si nutrivano con le foglie di un albero tropicale, ricco di sostanze estrogene molto simili alla soia, risultavano avere una concentrazione maggiore di estradiolo, un ormone legato al sesso: per questo motivo passavano più tempo ad accoppiarsi e meno a prendersi cura di se stessi: questo risultato potrebbe sfatare il mito e il luogo comune che vedono i carnivori come quelli con una maggiore carica sessuali e con maggiori virtù a letto.

Da oggi un motivo in più per mangiare più verdure fresche ogni giorno: oltre a farci dimagrire, rimanere più sani e belli, è anche un valido aiuto sotto le lenzuola.

Perché dopo il Covid aumenteranno vegetariani e vegani

di Massimiliano Di Giorgio – Giornalista

Diritti riservati: Huffingpost.it

Una necessaria premessa, che per qualcuno forse suonerà inutile: vegetariani e vegani, crudisti e frugivori, pescetariani, macrobiotici e flexitariani, possono ammalarsi di Covid-19 come un onnivoro qualsiasi. Non c’è nessuno studio che indichi il contrario. 

Probabilmente i vegetariani hanno minori rischi di malattie cardiache – lo indicava a settembre 2019 una ricerca dell’Università di Oxford – ma in compenso per loro aumenterebbero i rischi di ictus. Poi, ovviamente dipende da quanto tempo una persona ha abbracciato un sistema regime alimentare senza o con poca carne (e derivati), da quali patologie soffra, dalla sua età. Ma il vegano (o il vegetariano) “immune” non esiste, per la semplice ragione che il virus si trasmette anche tra gli esseri umani: non soltanto da altri animali a persone e solo in casi sporadici.

Ma è proprio l’origine in altri animali di certi virus, le cosiddette zoonosi, che sembra contribuire all’aumento di coloro che non vogliono più consumare carne. E alcuni segnali economici già si registrano.

In Cina – che pure è il principale allevatore mondiale di suini, tra i principali esportatori di pollame e dove, soprattutto nel sud, c’è una cultura del consumo di carne “esotica” – c’è un boom nella vendita di cibi con proteine vegetali e non più animali, indicava a fine aprile un reportage dell’agenzia Reuters. 

E l’India, scrive l’agenzia Afp, registra un forte incremento di domanda anche estera per il cosiddetto jackfruit – o giaca – un grosso frutto molto diffuso nel Sudest asiatico (e in genere ai Tropici) che ha un odore pungente ma che è molto nutriente e considerato nelle diete un possibile sostituto della carne. La ragione di questi cambiamenti almeno momentanei di abitudini alimentari sta proprio nella paura del virus.

Nel 2018, secondo lo Ipsos MORI Global Advisor Survey, i vegetariani erano il 5% della popolazione, mondiale, i vegani il 3%, come i pescetariani, mentre i flexitariani (cioè coloro che normalmente sono vegetariani ma di tanto in tanto consumano carne o pesce) erano il 14%. Le donne sono più “veggie” degli uomini, i giovani degli anziani. La maggior parte delle persone, in Occidente, segue diete senza carne per questione di salute, più che per la preoccupazione per gli altri animali. Soltanto per parlare dell’Europa, a far aumentare il numero dei vegetariani sono state certamente vicende come quelli dei “polli alla diossina” o della “mucca pazza”.

Tra Covid e consumo della carne non c’è un legame direttissimo. Ma la combinazione dello sfruttamento massiccio degli ecosistemi, come la riduzione delle foreste selvagge, e degli allevamenti intensivi di animali da carne (e latte), nonché della maggiore mobilità internazionale, aiuta certamente la diffusione dei virus.

Ecco perché diversi esperti invitano a ripensare il sistema dei consumi, gli stili di vita, imponendo subito standard di sicurezza più elevati ai mercati della carne. Senza dimenticare quanto pesa il sistema degli allevamenti sia sulle risorse alimentari vegetali (è il vecchio ma sempre valido discorso di quanto terreno, acqua, sementi etc si sprecano per dar da mangiare ad animali e che invece potrebbero essere impiegati per produrre direttamente cibo per gli umani) che sulle emissioni di gas a effetto serra.AL

Essere vegetariani nell’antica Grecia

Diritti 24.it

di

25 aprile 2020

Essere vegetariani nell’antica Grecia, di Plutarco e Porfirio

PESARO – Una doverosa premessa: sono vegetariano. Quindi di parte. Ma proverò a non esserlo, perché essere prevenuti mi infastidisce, sempre.

Uno dei motivi per cui mi sono cancellato da Facebook era il clima d’odio che si respirava (da quel che percepisco, si respira ancora) nei confronti di chi aveva idee diverse.
Ho letto, ieri, della determinazione a reagire agli odiatori di professione e, nell’esprimere solidarietà al sindaco Matteo Ricci, non posso che condividere la scelta anticipata dal vice sindaco Vimini.
Mi capitava di leggere quotidianamente insulti ai vegetariani e ai vegani, con la pubblicazione di grigliate di carne bovina, di bistecche voluminose, e il solito commento poco intelligente: “Alla faccia dei vegani e dei vegetariani!”.
Non mangio carne da decenni, da quattro ho scelto di eliminare anche il pesce, ma non guardo mai il piatto degli altri commensali. Mi accontento di essere soddisfatto del mio, fatto di verdure e legumi, talvolta di uova. E non insulto chi mangia carne. È una sua scelta.
Mi permetto, però, se il tema incuriosisce, di proporvi di rivedere grazie a RaiPlay, la trasmissione Indovina chi viene a cena andata in onda su Rai Tre su Cosa mangeremo?
In nome della fame di carne che ha il pianeta, gli allevamenti intensivi sono sempre più diffusi e praticati. Pulcini con petti enormi, vacche che producono il doppio del latte, salmoni geneticamente modificati. L’inchiesta di Sabrina Giannini affronta aspetti meno conosciuti della produzione intensiva di carne. La globalizzazione del made in Italy è un esempio di come anche alcuni dei prodotti tipici nostrani vengano in realtà da molto lontano, da luoghi colpiti dal disboscamento e dai roghi della Foresta Amazzonica. In questo scenario, in Olanda si sperimentano pollai verticali e avveniristiche fattorie galleggianti. Ma potrà essere questo il nostro futuro?  È una domanda che si ponevano, pensate voi, duemila e più anni fa, nell’Antica Grecia, terra di filosofi, culla dell’uomo che dialoga, s’interroga, s’informa, studia.
Mentre mi preparavo a fare il quarto Cammino di Santiago, il Primitivo che porta da Oviedo a Santiago de Compostela, circa 350 chilometri soprattutto in quota, con tanti saliscendi e quella – la Ruta por Hospitales – che considero la tappa più bella di tutti i cammini, entrai in un sito frequentato dai “pellegrini” e m’imbattei in uno che pontificava, spiegando che per fare un Cammino era necessario riempirsi di proteine animali, altrimenti non si sarebbe arrivati a Santiago de Compostela.
Mi permisi di raccontare che la mia esperienza era diversa e, da vegetariano, non avevo avuto difficoltà a completare i precedenti cammini.
Il presuntuoso mi diede del bugiardo, certificando che era impossibile.
Completai il Primitivo e il giorno dopo partii per Finisterre, totalizzando – tra annessi e connessi – 500 chilometri, nutrendomi di zuppe di fagioli, ceci e lenticche, ma anche tortillas (frittate spesso con patate, ma anche con spinaci, oppure solo uova, la cosiddetta francesa, un’omelette) e revueltos (uova strapazzate con spinaci, asparagi e altri vegetali). Il tutto senza accusare alcun problema, anzi felice nel corpo e nello spirito.
L’anno scorso, completando il Cammino del Nord, da Irun a Santiago de Compostela, i chilometri sono stati  addirittura 900. Seguendo una dieta vegetariana, ovviamente.
Un giorno, a pranzo con amici onnivori, ero l’unico vegetariano. Un commensale, rivolto a chi, sussurrando, gli chiedeva se sapesse perché non mangiassi il pesce, rispose così: “Non lo so, ma è evidente che segue la moda!”. Incredibile. Non mi aveva fatto alcuna domanda, ma per lui seguivo la moda.
Avrei potuto rispondergli facilmente, con le parole della premessa al nostro libro di oggi: Essere vegetariani nell’antica Grecia
La dieta vegetariana, considerata nelle sue forme più o meno rigorose, ha ormai raggiunto una diffusione planetaria, e la sua popolarità sembra in costante crescita. Tuttavia occorre ricordare che questo tipo di alimentazione non è una moda dei nostri giorni, ma esiste fin dall’antichità e ha probabilmente un’origine etico-religiosa, a cui solo in seguito si aggiunsero motivazioni legate alla cura della salute.
Scrive Plutarco (Cheronea 46-48 d.C.; Delfi 125-127 d.C.), filosofo e scrittore seguace della filosofia di Platone:
Tu mi domandi per quale ragione Pitagora si astenesse dal mangiare carne. Io piuttosto mi chiedo meravigliato in quale occasione e con quale stato d’animo un uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue versato, e unì le sua labbra alla carne di un animale morto, e imbandendo tavole con corpi morti e rancidi ebbe anche l’ardire di chiamare prelibatezze e alimenti quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poterono i suoi occhi sopportare la vista del sangue di animali sgozzati, scorticati e fatti a pezzi? Come poté il suo naso resistere a quel fetore? Perché quelle esalazioni non distolsero il suo senso del gusto?”.
Le pelli strisciavano, le carni muggivano sugli spiedi,
cotte, e crude, e c’era come una voce di vacche.
Omero, Odissea, XII
Questa è un invenzione e un mito, e tuttavia è davvero mostruoso un pasto in cui un uomo si nutre di creature che ancora muggiscono, dando istruzioni su quali animali si possano mangiare, mentre essi sono ancora vivi
E ancora…
Non mangiamo certo leoni e lupi per difenderci;  anzi, questi li lasciamo in pace, e invece catturiamo e uccidiamo le creature miti e indifese, prive di pungiglioni o denti che potrebbero ferirci; animali che, per Zeus, la natura sembra avere creato al solo scopo di mostrare la loro grazia e bellezza.
Porfirio (Tiro il 232 o 233 d.C., Roma inizio quarto secolo) replica così alle scuse addotte da coloro che sono favorevoli al consumo di carne.
…Per questo mi meraviglio di chi ha il coraggio di sostenere che l’astinenza dagli animali è la madre dell’ingiustizia, quando la storia e l’esperienza dimostrano che con l’uccisione degli animali furono introdotti il lusso, la guerra e l’ingiustizia.
È appunto questo ciò che comprese in seguito anche lo spartano Licurgo: benché fosse ormai consuetudine cibarsi di animali, stabilì un insieme di norme tali da escludere completamente il consumo di carne. Egli infatti assegnò a ciascun cittadino una certa quantità di beni, consistente non in mandrie di buoi, pecore, capre o cavalli, e nemmeno in somme di denaro, ma in proprietà terriere che rendevano settanta medimni d’orzo all’uomo e dodici alla donna, e una quantità di frutti liquidi nella stessa proporzione.
Il medimno era un’antica unità di misura che corrispondeva a circa 50 chilogrammi.
Di conseguenza, avendo bandito il lusso da Sparta, gli fu possibile abolire le monete d’oro e d’argento, e consentire unicamente quelle di ferro, che a fronte di un esiguo valore avevano un peso e un volume notevoli…
L’applicazione di queste misure permise di bandire da Sparta un gran numero di ingiustizie. Chi infatti avrebbe voluto rubare o farsi corrompere, portare via o rapinare ciò che non si poteva nascondere e il suo possesso non suscitava invidia, oltre a non essere di alcuna utilità anche se fatto a pezzi?
Una moneta così servirebbe tanto, al giorno d’oggi, soprattutto in Italia.

I migliori ristoranti italiani…

I migliori ristoranti italiani che servono piatti vegetariani secondo la Guida Verde 2020 internazionale

di Martina Barbero 

Diritti de Il Corriere della Sera/cucina.corriere.it

 

La classifica internazionale

È uscita la nuova edizione della Guida Verde firmata We’re Smart®, l’organizzazione che riconosce i migliori ristoranti e chef che, nelle loro cucine, dedicano uno spazio speciale alle verdure. «Ogni locale viene classificato da 1 a 5 pregiatissimi ravanelli — spiega Frank Fol, chef e ideatore dell’iniziativa — in base all’uso creativo degli ingredienti di stagione, alla percentuale di piatti a base di frutta e verdura nel menu e a vari altri criteri di sostenibilità». Tra i quasi 1000 ristoranti recensiti in 43 Paesi del mondo, ce ne sono molti anche italiani: ecco gli indirizzi che hanno preso cinque, quattro e tre ravanelli in tutta la penisola e i due vincitori dei premi «Miglior ristorante vegetariano» e «Miglior ristorante vegano 2020».

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Viaggiare Vegan

di Federica Maccotta, diritti riservati wired.it

Si chiama World Vegan Travel.

Propone giri turistici su misura per chi ha deciso di eliminare dall’alimentazione quotidiana tutti gli alimenti di origine animale: da Parigi alla Thailandia, dall’Alsazia a Cape Town.

 

Beautiful woman buying tomatoes at a farmers market(foto: Getty Images)

Viaggi su misura per i vegani: da Parigi alla Thailandia, passando per Cape Town. A proporli è un’agenzia, la World Vegan Travel, specializzata nel creare tour ad hoc per chi ha deciso di eliminare dall’alimentazione quotidiana tutti gli alimenti di origine animale: cene in ristoranti gourmet 100% vegesperienze cruelty free e alloggi in strutture che rispettano la natura. Sempre con un tocco di lusso.

Fondata da Brighde Reed (anglo-australiana) e Sebastien Ranger (canadese), l’agenzia ha appena lanciato i pacchetti 2020. Tra le destinazioni dell’anno nuovo: Parigi e l’Alsazia, con tanto di pain au chocolat vegan e soggiorno in una locanda del sedicesimo secolo dove pare abbiano dormito anche Luigi XIV e Napoleone. Ancora, la Thailandia Cape Town e Botswana, per fare il safari e provare il brivido di dormire nella savana in strutture rispettose degli animali.

I tour hanno di solito un numero limitato di partecipanti (fra i 16 e i 28) e in alcuni casi comprendono anche la presenza di influencer dell’universo green. Ovviamente, non è necessario essere rigidamente vegani per partecipare ai viaggi: in un mondo in cui cresce la consapevolezza dell’impatto ambientale di allevamenti & co., possono essere tanti i veg-curiosi attratti da questo tipo di esperienza. Lo dimostra anche il successo di Vegenuary, l’associazione benefica britannica che sprona gli onnivori a provare a seguire una dieta vegana per tutto il mese di gennaio.

Nel 2019 World Vegan Travel ha organizzato quattro viaggi, portando in giro per il mondo oltre 150 turisti vegan. L’agenzia “sta riempiendo una nicchia, creando momenti di lusso in linea con i valori dei vegani”, ha detto a Lonely Planet la fondatrice Brighde Reed. I costi? Per le mete europee si aggirano sui 4.500 dollari, per l’Africa sui 9mila dollari.

Filosofia Vegana

WORLD VEGAN DAY: ANCHE IN ITALIA CRESCE L’INTERESSE PER QUESTA FILOSOFIA DI VITA CHE PARTE DAL FOOD ED È GUIDATA DALLE DONNE. INDAGINE THEFORK: L’80% DEGLI ITALIANI PROVEREBBE UN RISTORANTE VEGANO

BY FOODAFFAIRS.IT

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vegan

 

Salutare per il corpo e per l’anima, la cucina vegana è una delle tendenze alimentari in crescita negli ultimi anni. L’attenzione a sostenibilità e salute conducono sempre più a una dieta senza carne, uova e altri derivati animali. Per questo TheFork, tra le principali app di prenotazione online di ristoranti, ha deciso di approfondire il fenomeno attraverso un sondaggio[1] su questo tema in occasione del World Vegan Day – il prossimo 1° novembre.

Ormai da diversi anni le opzioni vegan nel panorama alimentare sono in crescita così come l’interesse dei consumatori. In Europa, l’Italia ha registrato l’aumento più forte di prenotazioni presso i ristoranti che offrono anche piatti vegani: i booking sono cresciuti infatti di 26 volte dal 2016 al 2019. A seguire il Belgio – con un aumento di 12 volte – e la Francia – 10 volte.

L’Italia è anche il paese del gruppo TheFork con il maggior numero di ristoranti con opzioni vegane[2]: il 22% dei ristoranti partner offre almeno un piatto veg nel menù. Seguono la Danimarca con il 20% e il Belgio con il 17%.

Se l’Italia è il paese con il maggior numero di indirizzi vegan friendly, a livello di città è Parigi a offrire la più ampia scelta con 293 ristoranti, seguita da Barcellona (266). In Italia la top tre è costituita da Roma (264), Milano (124) e Torino (55).

Dal punto di vista dei consumatori, a livello europeo gli spagnoli si sono detti più interessati a questo trend (43% dei rispondenti), seguiti dai francesi (36,7%) e dagli italiani (26,4%).[3] Le donne sono in generale più propense a uno stile di vita vegano rispetto agli uomini (40% vs. 33%) e laddove i consumatori non si sono dimostrati interessati ad abbracciare questa filosofia, la maggior parte si è dichiarata disposto a ridurre il consumo di carne in futuro (51% dei rispondenti).

In Italia il trend risulta positivo con l’81% dei rispondenti che dichiara di voler provare un ristorante vegano e il 48% si dice interessato a limitare il consumo di carne in futuro.

Per semplificare la ricerca di ristoranti vegani, TheFork ha inserito tra i suoi tag di ricerca il filtro piatti vegani: basta digitarlo nell’apposito campo per avere una selezione dei ristoranti con opzioni veg nelle vicinanze. E per gli indecisi, ecco gli indirizzi che hanno ottenuto a oggi i giudizi migliori:

Pesto di Pistacchio, Trani

“Deliziosamente vegan”, così si definisce il ristorante Pesto di Pistacchi di Trani. La filosofia del ristorante non è tanto quella di seguire una “moda” ma quella di proporre una cucina di alta qualità ed etica allo stesso tempo. Da provare: Sformatino di patate e anacardi su vellutata di topinambur con tartufo in scaglie.

Flora Vegano e Gluten Free, Verona

A Verona il ristorante Flora è una certezza per celiaci e vegani: qui non troverete neanche una traccia di glutine e nessun prodotto di derivazione animale. Il motto è “Eat different”, mangiare in modo diverso senza dimenticare la gioia del buon cibo. Da provare: Vellutata di zucca con cous cous di macadamia.

Vitto Pitagorico, Napoli

Vitto Pitagorico è un ristorante pizzeria vegano, vegetariano e crudista. Qui troverete una carta ricca e per tutti i gusti, dai primi – tutti con nomi molto particolari – alle zuppe. Da provare: la zuppa Nirvana, una zuppa crudista al latte di cocco, broccoli, funghi, zenzero e peperoncino.

Missfagiola Green Lab, Bologna

Quando un bolognese dice che qualcosa “lo sfagiola” significa che gli piace proprio tanto! Ed è quello che penserete dopo un pasto da Missfagiola Green Lab, dove Alessia Gaggioli – proprietaria bolognese doc – propone un menù green tutto da scoprire. Da provare: Pappardelle raw km0, pappardelle crudiste di carote bio al burro di mandorle.

VgOloso, Venezia

Come dice il nome stesso del ristorante, da VgOloso troverete molte golosità tutte 100% vegetali, con opzioni senza glutine e biologiche. Da provare: Penne di riso, curcuma e zenzero con salsa alla zucca, cardamomo e mandorle tostate.

Albaspina BioAgriturismo Vegan, Monticello Conte Otto (Vicenza)

In un luogo incantevole nel vicentino troverete il BioAgriturismo Albaspina, dove poter gustare una cucina completamente vegana, fatta con ingredienti bio di alta qualità e con verdure appena raccolte dall’orto. Da provare: Polpettine di anacardi e melanzane con sugo di pomodorini e peperoni in cestino di pane con salsa guacamole.

Momo Cucina Sana, Pontedera (Pisa)

In questo ristorante di Pontedera, nel pisano, troverete una cucina sana – come dice il nome stesso del locale – sfiziosa e 100% vegetale, con dei nomi tutti particolari. Da provare: Cibo per la pace, riso basmati, purè di lenticchie, curry di verdure, chutney e cracker.

Cavò Bistrot, Cagliari

Stagionalità, biologico e cucina vegetale sono gli elementi chiave che compongono l’offerta del ristorante Cavò Bistrot di Cagliari. Qui tutto è preparato e trattato con la finalità di rimanere fedeli al gusto delle materie prime. Da provare: Cagliari Milano A/R, un risotto allo zafferano con crema di anacardi e mandorle, Campari e Mirto.

La Dispensa di Amelia, Arezzo

Nella dispensa di Amelia troverete solo prodotti di prima qualità con cui vengono preparati piatti di origine completamente vegetale, con cui si cerca di reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea. Da provare: Omelette veg con cipolle rosse di Tropea caramellate al Sirah e maionese al tartufo.

Flower Burger (Torino)

Flower Burger è ormai noto a tutti come il primo ristorante che è riuscito a combinare tutto il gusto dei burger con una cucina completamente vegetale. Con indirizzi sparsi in tutta Italia (RomaRiminiBariPalermo, sono solo alcuni), non potrete non apprezzare i loro piatti colorati e sfiziosi. Da provare: Spicy Cecio, fatto con pane giallo, burger di ceci e orzo, tartare di cipolle di Tropea, pomodori, insalata, spinaci e salsa spicy.

Vegani a destra, vegetariani a sinistra

Vegani a destra, vegetariani a sinistra. Ma chi lo fa per l’ambiente?

 

Il Rapporto Italia 2019 di Eurispes conta che 7 italiani su 100 (precisamente il 7,3%) sono vegetariani o vegani: il 5,4% del campione esaminato si dichiara vegetariano e un ulteriore 1,9% vegano. Sono tanti o sono pochi? Sostanzialmente gli stessi di cinque anni fa: nel 2014 il 7,1% del campione intervistato era  vegetariano o vegano, nel 2016 addirittura l’8%.

Un altro 4,9% di italiani ha ammesso di essere stato vegetariano ma di essere ritornato a una dieta onnivora. Nel complesso comunque si registra un aumento di un punto percentuale di persone che hanno scelto di non mangiare più nessun prodotto animale rispetto al 2018: nel 2018 i vegani all’interno del campione esaminato erano lo 0,9%, nel 2014 lo 0,6%. Sono diminuiti invece i vegetariani: erano il 6,2% degli intervistati nel 2018, anche se gli esperti precisano che quest’ultima variazione potrebbe essere spiegata dal passaggio da una dieta vegetariana a una vegana.

 

Il rapporto Eurispes correla questa abitudine alimentare anche con l’orientamento politico, ed emerge una sorpresa. Parafrasando Gaber: “Il vegano per scelta è più di destra, vegetariano forse di sinistra. L’8,1% di chi si colloca a destra o nel centro destra è vegano, contro lo 0,9% di chi si colloca a sinistra o nell’estrema sinistra. È inoltre vegano il 2,8% di chi ha votato Movimento 5 stelle. A sinistra sono tuttavia vegetariane 14 persone su 100, il doppio di chi si dichiara di centro destra. È vegetariano il 5,5% degli elettori del Movimento.

Ancora più curioso osservare che non c’è una differenza enorme fra chi ha fatto questa scelta per ragioni ambientali, fra centro destra e centro sinistra: ha risposto così il 14,3% di chi ha votato centro sinistra e il 10% di chi ha votato centro destra, contro il 4,8% dei pentastellati.

Nel complesso insomma non si registra un gradiente “politico” nel numero di persone che scelgono una dieta onnivora, anche se gli elettori di centro sinistra si distinguono per l’alta percentuale di chi non segue una dieta onnivora per rispetto dell’ambiente, mentre fra l’estrema destra prevale la prospettiva individualista: il 41% risponde di farlo “come filosofia di vita” e il l 16% “per mangiare meno e meglio”.  “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”.

A provare nuovi regimi alimentari sono prevalentemente le donne. Il 5,8 di loro di dichiara vegetariana (contro il 5% dei maschi) e il 2,8% vegana (contro l’1,1% degli uomini). Nell’insieme il 15% delle donne intervistate – una su sei – è stata almeno in un momento della sua vita non onnivora. Questione di dieta? No, di rispetto per gli animali. Il 30% delle donne intervistate ha dichiarato di aver optato per vegetarianesimo o veganesimo per questo motivo, contro il 2,9% degli uomini. Ma nessuna delle donne interpellate ha detto di averlo fatto per l’ambiente, risposta che è stata data invece dall’8,8% degli uomini, con picchi del 10% al Sud. Nel complesso un terzo delle persone ha scelto di non seguire una dieta onnivora per questioni di salute.

È tuttavia curioso – e forse segno di scarsa consapevolezza – notare che il 24% del campione dichiari di aver scelto di essere vegetariano o vegano come “filosofia di vita”, ma solo il 3,6% ha incluso l’ambiente nella propria “filosofia di vita”.

 

Geograficaente, ci sono più vegetariani e vegani al nord rispetto al centro e al sud, anche se le due regioni con il maggior numero di vegetariani sono proprio nel Meridione: Sicilia e Sardegna.

Infine, un elemento interessante di novità rispetto al 2018 è la ripartizione per fasce di età: non sono i giovanissimi i più radicali in materia, ma i 35-44 enni (7,1% di vegetariani e 2,2% di vegani), anche se i 18-24 enni mostrano percentuali maggiori di vegani: il 3%. Un altro dato che colpisce è il boom rispetto a un anno fa dei vegani over 65: oggi il 2,5% del campione esaminato, mentre il 4,7% di loro è vegetariano. Rimane comunque il fatto che 9 over 65 su 10 hanno una dieta onnivora, la percentuale più alta di tutti i gruppi di età.