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Plant meat, la carne del futuro è già qui

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di Stefania Carlevaro

Notizie dal mondo del #vegetarianesimo #crueltyfree #green.

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Le nuove generazioni la amano, i flexitariani la premiano e anche i carnivori cominciano a essere curiosi. Sì, perché queste polpette e salsicce assomigliano in tutto e per tutto alle altre, anche nel gusto. Ma sono fatte con proteine vegetali. E così bye bye all’inquinamento prodotto dagli allevamenti

La plant meat è il grande trend del momento. Si trova sotto forma di hamburger, cotolette, kebab, straccetti di pollo, salsicce, polpette, ragù, spezzatini: è simile nell’aspetto (e spesso anche nel gusto) alla carne vera e interessa non solo vegetariani e vegani, ma anche i cosiddetti flexitariani che sono onnivori ma tendono a ridurre sostanzialmente le proteine animali nella propria dieta. Ma non finisce qui. Ha trovato una schiera di sostenitori anche nella Gen Z sempre più interessata ad atteggiamenti alimentari rispettosi dell’ambiente.

La finta carne

Chiamata anche plant based o semplicemente fake, la finta carne è ottenuta da proteine vegetali e il motivo per cui coinvolge così tante persone di estrazione e interessi diversi è che è green: non proviene da allevamenti, è comunque ricca di proteine e porta a una riduzione dell’impatto sull’ecosistema.

«I nostri numeri parlano da soli» racconta Marta Residori, marketing & comunications manager Italia per Planted (eatplanted.com), start up svizzera con sede a Kemptthal (Zurigo) che dal 2019 produce alternative vegetali alla carne e conta un reparto di ricerca e sviluppo molto innovativo. «Per il nostro planted chicken utilizziamo il 46% di acqua in meno ed emettiamo il 74% di CO2 in meno rispetto al petto di pollo di allevamento. Possiamo calcolare l’impatto effettivo perché siamo responsabili di tutto il ciclo della produzione, dal seme fino alla distribuzione sugli scaffali e usiamo solo ingredienti europei: quattro in tutto».

I meat alternative disponibili sul mercato

Le proposte si moltiplicano: si possono avere prodotti già ricettati o naturali, da preparare in casa, frozen o freschi. È importante però controllare la lista degli ingredienti in etichetta. I primi meat alternative erano soprattutto a base di soia, ora si utilizzano molto le farine di pisello.

La base parte dalle proteine estratte dai legumi (farine e fibre) che vengono riadattate per avere un aspetto simile alla carne. Poi si aggiungono grassi vegetali, indispensabili per dare morbidezza, come burro di cacao, olio di colza, cocco o girasole o anche industriali (come i mono e digliceridi degli acidi grassi indicati con la sigla E471). La lista degli ingredienti può essere più o meno lunga e comprende altri tipi di farine (come proteine di riso integrale, avena, fagioli mungo).

Nelle versioni già pronte da consumare si aggiungono poi spezie, limone, aromi e spesso barbabietola: conferiscono alla plant meat colore e gusto il più simili possibile a una bistecca, un hamburger o una salsiccia. La sfida naturalmente è la riduzione degli ingredienti, senza perdere la promessa del gusto e del sapore della carne.

Il pesce vegetale

Altri due fattori importanti da considerare sono il valore calorico (in genere più elevato) e il prezzo. Ma i fake non si limitano alle alternative della carne, il nuovo mercato è il pesce con l’arrivo del tonno vegetale e dei bastoncini preparati con i fiocchi di riso.

La prossima grande scommessa sarà la cultured meat, cioè la carne in provetta, prodotta a partire dalle cellule staminali del tessuto muscolare dei bovini e nutrite in laboratorio per moltiplicarle con gli stessi mangimi utilizzati per gli animali. In poche settimane la carne sintetica è pronta e basta darle l’aspetto di quella vera.

Sarà questo il futuro della green meat? Per ora il processo è ancora in fase di studio perché lungo e costoso. E poi mancano ancora le autorizzazioni dell’organismo Ue per la sicurezza alimentare.

World Vegan Day: dal 2019 a oggi cresce del 59% la richiesta di ortofrutta

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fruitbookmagazine.it

Nell’ultimo anno triplicano le promo di prodotti vegani, la ricerca di frutta e verdura aumenta del 59% mentre crollano del 38% le ricerche di carne dal 2019 a oggi: dato che fa riflettere visto che nella seconda metà del XX secolo il consumo di carne è quintuplicato a livello mondiale. Questi alcuni dei dati emersi dalla ricerca di Tiendeo.it in occasione del World Vegan Day che si celebra il 1 novembre. Alla base la consapevolezza dei consumatori di ricercare prodotti meno impattanti sull’ambiente, sia a livello di deforestazione, di CO2 emessa che di consumo idrico: secondo l’Unesco, ad esempio, per produrre un grammo di proteine da carne bovina occorre una quantità di acqua 6 volte superiore a quella necessaria per produrre un grammo di proteine da legumi

Dalla Redazione

Aumenta sempre più il numero delle persone che decidono di convertirsi a un regime alimentare vegetariano o vegano. Di queste, la maggior parte sono spinte da ragioni etiche e ambientaliste, al fine di contrastare le conseguenze della produzione globale dei prodotti animali sul pianeta. Infatti, secondo i dati della FAO, nella seconda metà del XX secolo, il consumo di carne si è moltiplicato per cinque a livello mondiale (1950: 45 milioni di t/anno, 2000: 233 milioni di t/anno).

In occasione del World Vegan Day, che si celebra il giorno 1 di novembre, Tiendeo.it, compagnia leader nei servizi drive-to-store per il settore retail ed esperti in cataloghi digitali, ha preso in esame i dati degli ultimi tre anni relativi alle ricerche di carne e di frutta e verdura, oltre a quelle specifiche di prodotti vegani. I risultati sono uno specchio della tendenza globale, che promuove un consumo responsabile di prodotti a base di carne, recuperando abitudini alimentari che includano alternative vegetariane e al tempo stesso nutritive.

Crescono le ricerche di frutta e verdura, diminuiscono quelle della carne. Da un’analisi dei dati relativi agli ultimi tre anni infatti, si registra un aumento del 59% rispetto al 2019 di ricerca di frutta e verdura. Tendenza che già si delineava in modo chiaro nel 2020, con un aumento del 53% rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda invece la carne, nel 2020 si è registrata una diminuzione del 7% nelle ricerche dei consumatori, mentre nel 2021 il salto è stato decisamente importante, con un crollo del 38% rispetto ai dati del 2019.

Parallelamente, le offerte di prodotti vegetariani e vegani triplicano nell’ultimo anno: sono in molti i consumatori che introducono alimenti vegetariani e vegani all’interno della propria alimentazione, e i retailer lo sanno, sono infatti sempre più presenti offerte di prodotti vegetariani e vegani all’interno dei volantini dei retailer. Inoltre, la tendenza a ricercare prodotti vegetariani e vegani è trasversale tra la popolazione italiana. L’analisi svolta da Tiendeo si basa sull’intervallo di dati da gennaio 2020 a settembre 2021, e il grafico mostra chiaramente il cambio di scenario a cui stiamo assistendo: mettendo a confronto ad esempio settembre 2020 e settembre 2021, la crescita di promo di prodotti vegetariani e vegani è del 182%.

A generare preoccupazioni è soprattutto l’impronta idrica della produzione di prodotti animali (ovvero il volume totale di acqua dolce impiegata per produrre un prodotto). Per prendere due estremi, l’impronta idrica data dalla produzione di carne di manzo è di 15.400 litri per kg, mentre quella del pomodoro è di 200 litri per kg. Secondo l’Unesco-IHE Institute for Water Education, per produrre un grammo di proteine da carne bovina occorre una quantità di acqua 6 volte superiore a quella necessaria per produrre un grammo di proteine da legumi. Ma non è tutto, perché vi sono ripercussioni anche sulla deforestazione, la degradazione del suolo e sulle di emissioni di CO2. Per avere un’idea dell’impatto delle nostre abitudini alimentari sulla produzione di gas serra, basta pensare che le principali 20 aziende zootecniche del mondo emettono in totale 932 milioni di tonnellate di CO2, ovvero più di quanto emesso da stati come Regno Unito, Germania o Francia (la Germania, il più inquinante, ne produce 902 (Meat Atlas 2021). Sono dati che fanno riflettere e che stanno portando a uno spostamento degli interessi dei consumatori, dettati da scelte responsabili in fatto di consumi e alimentazione.

Copyright: Fruitbook Magazine

Il collagene hi tech per una pelle più tonica ed elastica

Ogni diritto è riservato. Proprietà di https://www.vogue.it/bellezza/article/collagene-viso-contorno-occhi-medicina-estetica-vegano

Inizia una nuova era in fatto di medicina estetica. Quella del collagene viso, ma anche mani e contorno occhi “biotech” estratto dai filamenti della bava dei bachi da seta (e non più di origine bovina, suina o equina), che sono allevati in Giappone secondo altissimi standard e nutriti con un particolare gelso, nel rispetto dei criteri dell’alimentazione biologica. “Viene tutelato il ciclo biologico del baco”, spiega Massimiliano Tocchio, medico estetico a Bergamo. “Significa che, una volta che tesse il bozzolo, non viene soppresso, ma purificato per essere utilizzato in diversi ambiti medici: estetico, ortopedico e anche veterinario, per il trattamento di stomatiti e disturbi oculari degli animali. Visto il livello di purificazione, il rischio di innescare reazioni allergiche e di sensibilizzazione è praticamente pari a zero ed è considerato vegan e cruelty free, al contrario del collagene fino adesso più conosciuto, che è di origine, bovina, suina ed equina”. Insomma un trattamento di medicina estetica che mette d’accordo tutti, compresi animalisti, vegetariani ed ecologisti.

Veniamo all’applicazione. Può essere iniettato per dare tono e compattezza alla pelle e favorire la formazione di fibre elastiche già presenti in natura all’interno della cute. “Non svolge l’azione
volumizzante dell’acido ialuronico ma è un ottimo biostimolante per la texture cutanea”, continua il medico estetico. “Il protocollo standard prevede 3 sedute, ciascuna a distanza di un mese l’una dall’altra e può essere abbinato anche alle iniezioni di botox, dall’azione distensiva o di filler”. 

Di solito il collagene biotech si infiltra con una microcannula (perfetto come collagene viso, ma anche mani e décolleté a tutte le età), in modo da poter eseguire pochi punti di accesso e ridurre, quindi, il rischio di lividi. Per correggere le rughe sottili, come quelle della zona del contorno occhi, si ricorre invece a un ago ad hoc. 

“L’effetto non è immediato ma progressivo e long lasting: è efficace anche per idratare e levigare le labbra, nonché per attenuare le cicatrici da acne, perché stimola nuovo collagene”, precisa Tocchio. “Il livello di sicurezza di questa metodica è molto elevato: il baco da seta è esente da malattie trasmissibili agli esseri umani, cosa che non si può escludere per gli altri ‘tipi’ di collagene e i suoi filamenti son sottoposti a un processo di purificazione chimica che raggiungono una biocompatibilità del 99 per cento”. 

Inizia una nuova era in fatto di medicina estetica. Quella del collagene viso, ma anche mani e contorno occhi “biotech” estratto dai filamenti della bava dei bachi da seta (e non più di origine bovina, suina o equina), che sono allevati in Giappone secondo altissimi standard e nutriti con un particolare gelso, nel rispetto dei criteri dell’alimentazione biologica. “Viene tutelato il ciclo biologico del baco”, spiega Massimiliano Tocchio, medico estetico a Bergamo. “Significa che, una volta che tesse il bozzolo, non viene soppresso, ma purificato per essere utilizzato in diversi ambiti medici: estetico, ortopedico e anche veterinario, per il trattamento di stomatiti e disturbi oculari degli animali. Visto il livello di purificazione, il rischio di innescare reazioni allergiche e di sensibilizzazione è praticamente pari a zero ed è considerato vegan e cruelty free, al contrario del collagene fino adesso più conosciuto, che è di origine, bovina, suina ed equina”. Insomma un trattamento di medicina estetica che mette d’accordo tutti, compresi animalisti, vegetariani ed ecologisti.

Veniamo all’applicazione. Può essere iniettato per dare tono e compattezza alla pelle e favorire la formazione di fibre elastiche già presenti in natura all’interno della cute. “Non svolge l’azione
volumizzante dell’acido ialuronico ma è un ottimo biostimolante per la texture cutanea”, continua il medico estetico. “Il protocollo standard prevede 3 sedute, ciascuna a distanza di un mese l’una dall’altra e può essere abbinato anche alle iniezioni di botox, dall’azione distensiva o di filler”. 

Di solito il collagene biotech si infiltra con una microcannula (perfetto come collagene viso, ma anche mani e décolleté a tutte le età), in modo da poter eseguire pochi punti di accesso e ridurre, quindi, il rischio di lividi. Per correggere le rughe sottili, come quelle della zona del contorno occhi, si ricorre invece a un ago ad hoc. 

“L’effetto non è immediato ma progressivo e long lasting: è efficace anche per idratare e levigare le labbra, nonché per attenuare le cicatrici da acne, perché stimola nuovo collagene”, precisa Tocchio. “Il livello di sicurezza di questa metodica è molto elevato: il baco da seta è esente da malattie trasmissibili agli esseri umani, cosa che non si può escludere per gli altri ‘tipi’ di collagene e i suoi filamenti son sottoposti a un processo di purificazione chimica che raggiungono una biocompatibilità del 99 per cento”. 

Veg statistiche

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Patrizia

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Roberto La Pira

Vegetariani e vegani, in Italia sono oltre l’8% della popolazione. I dati del rapporto Eurispes

Quasi una persona su dieci, in Italia, è vegana o vegetariana. Lo rivelano i dati del Rapporto Italia 2021 di Eurispes, giunto quest’anno alla 33° edizione e presentato lo scorso 13 maggio. Secondo i risultati dell’indagine annuale vegetariani e vegani sono infatti l’8,2% della popolazione. Si tratta di un dato in leggero calo rispetto al 2020, quando erano l’8,9% del totale (la percentuale più alta mai registrata), ma ancora sopra la media del periodo che va dal 2014 ad oggi (7,5%).

Per quanto riguarda i vegetariani, le persone che hanno dichiarato di esserlo sono il 5,8% della popolazione, mentre i vegani sono il 2,4%. A scegliere un regime vegetariano sono più le donne rispetto agli uomini (6,9% contro il 4,7%). Tra i vegani, invece, la situazione è ribaltata: gli uomini sono il 2,7% contro il 2% delle donne. C’è anche chi afferma di non seguire attualmente una dieta priva di prodotti animali, ma di averlo fatto in passato: sono il 6% degli uomini e il 7,3% delle donne. Un dato che non sorprende, considerando che ogni anno il numero di vegetariani e vegani rilevato oscilla.

Continua a leggere su 👉 https://ilfattoalimentare.it/vegetariani-vegani-eurispes.html

Vegetarianismo. Una scelta etica, di gusto e di salute.

https://www.fondazioneveronesi.it/

Chi può trarre beneficio da una dieta vegetariana? Come fare a meno delle proteine animali? Si può crescere un bambino senza carne? E se si eliminano anche le uova? Abolire la carne significa avere bisogno di integratori? La cucina vegetariana è complicata? E se si mangia fuori casa?

Il vegetarianismo è ancora un tema scottante. L’idea piace a moltissime persone attente alla salute e il numero di chi conosce l’importanza di una dieta ricca di frutta e verdura e povera di grassi animali aumenta ogni giorno. Eppure, nonostante la diffusione di informazioni attendibili di facile accesso, questa scelta crea ancora distorsioni, dubbi e paure a cui medici e scienziati hanno il compito di rispondere.

LA GUIDA DEFINITIVA ALLE MIGLIORI SNEAKERS VEGANE

Ogni diritto è riservato a:

https://vegnews.com/2021/6/the-ultimate-guide-to-the-best-vegan-sneakers

📌 Riporto l’articolo perché può essere di grande aiuto a chi è in cammino verso la cruelty free.

Sandali con il cinturino, alti con plateau, stivali al ginocchio…

Anche se tutte queste opzioni di calzature sono fantastiche quando arriva un’occasione speciale, nessuna batte la versatilità di un buon paio di scarpe da ginnastica. Scarpe da ginnastica leggere, scarpe grosse alla moda e slip-on basic aggiungono il loro tocco speciale a un outfit di tutti i giorni. Che tu stia percorrendo le strade della città per un’intera giornata di commissioni o preparandoti per una serata fuori con i tuoi migliori amici, puoi sempre affidarti alle scarpe da ginnastica di base per risolvere il tuo dilemma del guardaroba. Tuttavia, per coloro che cercano materiali adatti ai vegani, può essere difficile trovare un paio senza materiali dispendiosi e crudeli come pelle, plastica e colla a base animale. Fortunatamente, mentre il mondo della moda si rivolge lentamente a un approccio più eco-consapevole e rispettoso degli animali, ci sono più opzioni che mai per alimentare le tue abitudini di acquisto (vegano). Con artisti del calibro di Nike , Adidas e persino Gucci creano versioni veganizzate dei loro stili iconici, è ora di mettere la sneaker vegana sulla mappa. Continua a leggere per 15 sneakers vegane davvero eleganti adatte a qualsiasi stato d’animo o evento. 

SAYE Modelo ’89 Vegan Lima, $160

Utilizzando pelle di mais, bambù e materiali termoplastici riciclati recuperati dalle fabbriche automobilistiche, la prima sneaker vegana del marchio spagnolo SAYE è un sogno retrò che diventa realtà (è disponibile anche in altri colori pastello come blu, giallo, salmone e lilla). Il marchio di tre anni è focalizzato sul diventare un marchio a rifiuti zero mentre lotta per condizioni di lavoro eque e combatte la deforestazione piantando due alberi per ogni sneaker venduta. 
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VegNewsAvreSneakers

Scarpa AVRE Infinity Glide, $ 145

L’AVRE (che sta per Authentic, Versatile, Responsible e Empowered) di proprietà delle donne sta portando l’eco-friendly a un livello superiore con le sue eleganti sneakers realizzate con bottiglie d’acqua riciclate. La slip-on Infinity Glide del marchio con sede nella California meridionale è super comoda, resistente e lavabile, quindi la tua prossima escursione all’aperto o gita di un giorno intero al centro commerciale sarà un gioco da ragazzi.
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VegNewsCariumaSneakers

CARIUMA IBI Maglia, $ 98

Il comfort incontra lo stile in queste sneakers stringate unisex di CARIUMA, con sede a Rio de Janeiro. L’etica della qualità rispetto alla quantità del marchio si riflette in questo stile facile da indossare e lavabile in lavatrice realizzato con bambù, sughero, PET riciclato, bottiglie di plastica e canna da zucchero. E l’azienda pianta persino due alberi nella foresta pluviale brasiliana per ogni scarpa venduta. Ora, se solo potessimo decidere con quale colore correre. 
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VegNewsSeaVeesSneakers

Piattaforma per sneaker SeaVees Monterey, $ 110

Fondata negli anni ’60 e rivitalizzata negli anni ’00 da Steven Tiller, SeaVees è responsabile del posizionamento delle scarpe da ginnastica come scarpe di tutti i giorni nella moderna società americana (all’epoca era principalmente per la palestra o un’opzione solo per bambini). SeaVees ora offre una varietà di stili vegani tra cui queste sneakers stringate con plateau in adorabili stampe come fragole o pianeta Terra. È quasi troppo carino da indossare… quasi!
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VegNewsSoludosSneakers

Sneaker vegana Soludos Yebo, $ 139

Il favorito delle celebrità Soludos crede che ogni passo sia importante, motivo per cui il marchio con sede a New York ha recentemente lanciato la sua prima sneaker in pelle vegana realizzata con gomma e sughero riciclati. Il comodo Yebo foderato in gommapiuma è disponibile in quattro colori classici tra cui il bianco semplice, il blu navy sofisticato, il vino chic e le opzioni rosa femminile. 
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VegNewsVansSneakers

Vans Eco Theory autentica SF, $ 70

La classica scacchiera Vans si rinnova nel rispetto dell’ambiente nella nuova collezione Eco Theory dell’iconico marchio di skate. Con un’enfasi sull’utilizzo di materiali di provenienza responsabile, Vans utilizza cotone coltivato biologicamente certificato dal Global Organic Textile Standard, canapa antimicrobica che richiede meno acqua per crescere e gomma naturale senza petrolio per suole che mantengono la stessa presa del marchio stili più antichi.
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VegNewsElla&WittSneakers

Sneaker Ella & Witt Goodall, $ 210,85

I fondatori Birgit e Torsten Lasar hanno chiamato l’etichetta tedesca Ella & Witt in onore di due dei residenti nel loro santuario degli animali locale, Gander Ella e la mucca Frau Witt. Prodotta eticamente in Portogallo, la sneaker vegana Goodall, creata con pelle di mais, è un sogno instagrammabile con la sua combinazione di colori vivaci e l’esterno grosso. Prendi il tuo paio di jeans preferiti e una maglietta bianca per il massimo della vestibilità da ragazza cool.
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VegNewsLaneEightSneakers

Lane Eight Trainer AD-1, $ 110

Fondata dai fratelli James e Josh Shorrock, Lane Eight offre calzature eleganti per chi è sempre in movimento. Con oltre 10 colori diversi tra cui un design tie-dye Pride in edizione speciale, questa scarpa da ginnastica leggera presenta un’intersuola in schiuma a base di alghe, tomaia in maglia riciclata e rivestimento in microfibra vegana. Lezione di ciclismo o corsa all’aperto? Avrai solo bisogno di questa scarpa per tutte le tue avventure attive. 
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VegNewsVejaSneakers

Veja V-12 B-Mesh, $ 140

Dopo una visita a una fabbrica di fast fashion in Cina, i fondatori Sebastien Kopp e Francois-Ghislain Morillion sapevano di voler creare un marchio incentrato sulla responsabilità sociale, il commercio equo e la sostenibilità. Entra, il famosissimo marchio francese VEJA preferito dalle celebrità. Aggiungi un tocco di colore a qualsiasi outfit di base con queste scarpe completamente vegane realizzate con gomma amazzonica, scarti di riso e bottiglie di plastica riciclate.  
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VegNewsAdidasSneakers

Sandali Adidas by Stella McCartney Ultraboost, $210

L’iconica stilista eco-consapevole Stella McCartney ha collaborato con l’azienda tedesca di abbigliamento sportivo nel 2005 e da allora ha creato design divertenti e innovativi pensati per ispirare chiunque li indossi. Caso in questione: l’Ultraboost (realizzato con materiali plastici riciclati) è funzionale ma elegante per tutti i fanatici dell’allenamento. Il marchio di abbigliamento e scarpe offre anche versioni veganizzate dei suoi stili popolari, Samba e Continental 80.
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VegNewsGoodNewsSneakers

Buone notizie Palm Ombre Tie Dye High-Top, $ 174

Aggiungi un po’ di divertimento al tuo guardaroba con queste scarpe tie-dye con plateau del marchio di calzature britannico Good News. Questa coppia color pastello è realizzata con suole in gomma riciclata, coloranti non pericolosi, tela di canapa e cotone organico, il che significa che è una buona notizia per il pianeta. Abbina un semplice vestito bianco a questa scarpa grossa per un’invidiabile divisa estiva.
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VegNewsGucciSneakers

Sneaker Gucci Rhyton, $ 790

L’iconica casa di moda Gucci sta finalmente entrando nel gioco della pelle vegana con il rilascio della sua prima linea di sneakers senza animali. Realizzata in Demetra, un’alternativa in pelle creata dal 77% di materie prime a base vegetale come polpa di legno e viscosa, la sneaker Rhyton ha la stessa finitura morbida dei modelli in pelle del marchio.   
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VegNewsLociSneakers

Sneaker vegana Reed x Løci, $ 160

L’attrice vegetariana Nikki Reed ha collaborato con il marchio di lusso sostenibile Løci per lanciare una linea di quattro sneakers vegane, che sono state incluse nelle borse regalo nominate agli Oscar di quest’anno . La sneaker low-cut traspirante è disponibile in bianco, beige, salvia o giallo ed è realizzata con materiali riciclati al 100% tra cui sughero, gomma e plastica oceanica riproposta. 
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VegNewsKumiSneakers

Sneaker KUMI Classic KS, $ 121

Stanchi del loro lavoro dalle nove alle cinque, i co-fondatori Sergio Carvajal de Con e Alexandra Pardo Gómez del Cerro hanno seguito le loro passioni per creare il marchio vegano sostenibile KUMI. Con un design ispirato agli skater della vecchia scuola, queste sneakers leggere e antiscivolo sono disponibili in sei diverse colorazioni e aggiungono un look sporty-chic a ogni vestibilità. Inoltre, ogni paio è realizzato con sughero riciclato e bottiglie d’acqua in plastica per una sensazione ecologica e traspirante.
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VegNewsVessiSneakers

Scarpe da ginnastica per tutti i giorni Vessi, $ 135

Con il suo materiale in maglia impermeabile brevettato, Vessi, con sede a Vancouver, mette alla prova l’innovazione. Questa sneaker vegana resistente alle intemperie presenta un maggiore supporto per l’arco plantare ed è perfetta da portare in vacanza o da portare in macchina per qualsiasi avventura la giornata possa riservare. 
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VegNewsSoiLLSneakers

So iLL x On The Roam Yaya Lavender Roamer, $ 109

Il marchio di abbigliamento da arrampicata So iLL ha collaborato con Aquaman e l’ attore di Game of Thrones Jason Momoa per progettare queste scarpe vegane dai colori vivaci. La scarpa bassa e stringata presenta una tomaia in cotone organico, suola in gomma e una soletta realizzata da BLOOM Foam, un’azienda che trasforma le fioriture di alghe dannose in materiali sostenibili. 
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MENÙ DI PASQUA VEGAN

DALL’ ANTIPASTO AL DOLCE – RICETTE FACILI E GUSTOSE

Diritti:

https://www.natureatblog.com/menu-di-pasqua-vegan-dall-antipasto-al-dolce/

Care amiche e cari amici vi auguro una Pasqua senza sofferenza e vi invito a prendere spunto dalle mie ricette per un pranzo nel rispetto di ogni essere vivente.

Oggi suggerisco di visitare il link sopracitato dal quale ho preso le immagini di oggi.

Un abbraccio

Patrizia

Homemade shortcrust pastry quiche with tofu and spinach
Tasty sandwiches with grilled mushrooms and green onions with bran bread on a dark background, top view

Vuoi avere successo nel tuo lavoro? Inizia a meditare

Quando ancora se ne parlava poco.

di Chiara Di Cristofaro 9 luglio 2014 – Il sole 24 ORE

Stress, incapacità di mantenere l’attenzione e di prestare ascolto, distrazioni continue, fino ad arrivare ad ansia e depressione. È la sindrome del lavoratore moderno, frammentato tra compiti spesso molto diversi tra loro e troppe task da portare a termine. La cura? Secondo numerose ricerche un aiuto concreto potrebbe arrivare dalla Mindfulness, una tecnica che allena la capacità di prestare un’attenzione consapevole e completa al momento presente. E che come effetto ha quello di migliorare la concentrazione e favorire la produttività, il pensiero creativo e la comunicazione efficace.

Quante volte vi è capitato, durante l’ultima settimana, di dimenticare qualcosa di importante o di urgente che dovevate fare? Di dimenticare ciò che qualcuno vi aveva detto? O di mangiare senza sentire quasi nessun sapore? Quante volte vi è successo di iniziare a fare qualcosa e poi chiedervi: “Cos’è che stavo facendo”? Quante volte vi siete sentiti sovraccarichi di impegni, lavorativi e non, o vi siete ritrovati a rincorrere il tempo per paura di non riuscire a portarli a termine? E quante volte questo stato d’animo vi ha fatto sbagliare o rallentare nel vostro lavoro? O magari reagire in maniera sproporzionata a un’osservazione di un collega o di un superiore?

Questo è un quadro piuttosto tipico per molti lavoratori, manager o imprenditori, donne e uomini indistintamente. Un quadro che si traduce non solo con un clima più teso sul posto di lavoro e in famiglia, ma anche con una minore produttività, a tutti i livelli. A livello psicologico e mentale, parliamo di eccesso di stress, di incapacità di mantenere la concentrazione e l’attenzione, di pensiero automatico. E da alcuni anni anche da noi (con un buon decennio di ritardo rispetto ai Paesi anglosassoni) si inizia a ragionare su tecniche e strumenti pratici e concreti che possano contribuire al miglioramento di queste situazioni e la chiave sembra essere quella della consapevolezza.

Per allenare la consapevolezza molte sono le tecniche: dallo yoga, al Tai chi o al Qigong, così come diverse forme di meditazione. E una di queste, quella che ultimamente sembra riscuotere maggiore successo in Occidente, è la Mindfulness, una tecnica definita da Jon Kabat-Zinn, che l’ha teorizzata, come «la capacità di porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante». Il programma da lui ideato è un odei più utilizzati, il Mindfulness-based stress reduction (MBSR). La Mindfulness, dunque, non è una semplice tecnica di rilassamento, né una pratica meditativa classica. Ma una sequenza di tecniche che permettono di sviluppare ed allenare la propria capacità di attenzione consapevole nella vita quotidiana. Troppo new age per il mondo imprenditoriale? «In Italia è ancora un po’ questa la percezione nelle aziende – dice Stefano Marchi, psicoterapeuta cognitivo comportamentale ed esperto di Mindfulness – mentre in Gran Bretagna o negli Stati Uniti esistono dei veri e propri programmi aziendali, visto che è dimostrato che una pratica di questo tipo fa bene all’impresa e non solo al singolo. Da noi, per ora, sono i singoli, spesso professionisti e manager che si avvicinano a queste tecniche per migliorare la loro performance lavorativa e il loro livello generale di benessere».

Invece, per esempio, nella Silicon Valley alla fine dello scorso anno molto si è parlato della diffusione della pratica di Mindfulness in aziende come Google o Linkedin, solo per citarne un paio. Con l’obiettivo, concreto, di lavorare meglio, per produrre meglio. Anche perché, in realtà, i benefici sono molto concreti e dimostrati scientificamente.

Le pratiche meditative, in generale, si sono dimostrate efficaci per la riduzione di sintomi legati allo stress come l’ansia e la depressione: una ricerca recente della Johns Hopkins Univeristy di Baltimora ha passato in rassegna tutti gli studi fatti finora sulle forme di meditazione, trovando 47 test clinici con oltre 3500 partecipanti che confermano gli effetti benefici descritti. Non solo, diversi studi (uno per tutti) che si è concentrata sulla Mindfulness ha dimostrato che con otto settimane di training si registra un significativo aumento della materia grigia cerebrale nelle aree associate all’apprendimento, ai processi di memoria, alla regolazione delle emozioni e all’attenzione sostenuta, cioè la capacità di mantenere l’attenzione e la concentrazione su un determinato stimolo per un periodo prolungato di tempo: una facoltà fondamentale che oggi è fortemente messa a rischio dalle modalità di lavoro e di pensiero in multitasking. Inoltre, grazie alla pratica della Mindfulness, si è registrato anche un aumento dell’attività nella corteccia prefrontale sinistra che è stata correlata con la presenza di felicità e benessere, così come si evidenzia un generale miglioramento delle risposte del sistema immunitario.

C’è un filone vero e proprio della Mindfulness che si concentra sui benefici e sul training di Mindfulness in azienda, come per esempio nel libro di Michael Chaskalson “The Mindful Workplace” che promette di fornire strumenti pratici per migliorare l’ascolto e la comunicazione tra colleghi, gestire lo stress e rafforzare le relazioni sul posto di lavoro. Insomma, quella apparente distanza tra una pratica simile (ma non uguale) ad alcune tecniche meditative e la ricerca della produttività sembra non essere così ampia. «Le persone veramente interessate al loro lavoro – spiega il professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Udine, Franco Fabbro – sono quelle molto più concentrate su quello che fanno e molto di meno sui risultati. E la consapevolezza orienta sui processi, piuttosto che verso gli obiettivi». E forse solo un percorso consapevole garantisce il raggiungimento della meta.

I medici inglesi: “Il cibo condiziona l’intelligenza”

NEW YORK
Se volete che i vostri figli diventino più intelligenti fateli crescere da vegetariani. E’ questo l’ultimissimo consiglio per i genitori che emerge da uno studio della Southampton University pubblicato dal British Medical Journal e frutto di una ricerca durata ben venti anni, dal 1970 al 1990. All’origine degli sforzi del team di studiosi guidato da Catharine Gale c’era l’intenzione di verificare possibili connessioni fra il tipo di alimentazione ed il livello di intelligenza dei bambini. Nacque così la decisione di studiare da vicino un campione di 8179 bambini di dieci anni di età che vennero sottoposti ai primi test. Venti anni dopo, al compimento dei 30 anni di età, allo stesso campione è stato chiesto di svelare le proprie abitudini alimentari ed in 366 si sono detti vegetariani, ovvero il 4,5 per cento del totale pari all’equilibrio che in genere si trova nei Paesi occidentali.

Genio e verdura
Nel 1990 è così iniziata la fase della misurazione dei quozienti di intelligenza ed i risultati ottenuti hanno lasciato assai pochi dubbi: fra i ragazzi – oramai uomini – vegetariani il livello ai test «Iq» è risultato essere 106, ovvero 5 punti in più dei non vegetariani, mentre nel caso delle donne il divario è risultato essere 104 a 99 punti. E’ interessante notare che a dimostrare il quoziente di intelligenza dei vegetariani sono stati anche quei 100 fra loro che hanno ammesso di aver saltuariamente «sgarrato», continuando a mangiare carne o pesce.

«Si tratta di risultati che parlano chiaro – è stato il commento della dottoressa Gale -, i bambini che diventano più intelligenti in età adulta rispettano un’alimentazione vegetariana ed uniscono a questo migliore quoziente un migliore stato di salute, soprattutto per quanto riguarda la situazione cardiaca».

Orgoglio vegetariano
Le conseguenze sono molteplici: i vegetariani hanno un’istruzione migliore, escono dalle scuole ed università più ambite, trovano posti di lavoro più remunerati e dunque guadagnano e spendono di più, diventando – in percentuale – uno dei motori dello sviluppo economico del Paese dove risiedono. Nel gotha dei vegetariani più noti figurano il cantante Paul McCartney, l’attrice Jenny Seagrove, lo scrittore George Bernard Shaw e Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. Se esaminare le conseguenze dello studio è facile, Gale ammette che altrettanto non si può affermare per le cause: i ricercatori infatti non sono riusciti a dimostrare scientificamente perché non mangiare pesce o carne rende più intelligenti. Il risultato dello studio non fornisce dunque un motivo preciso del fenomeno riscontrato – evitando di sostenere la tesi di ricerche passate sulle maggiori potenzialità di alimenti come frutta, vegetali e grano – ma attesta che la differenza di intelligenza è certa, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, ed è riassunta nei 5 punti in più che vengono sistematicamente ottenuti dai vegetariani in ogni possibile test di misurazione delle capacità intellettive.

«Non possiamo escludere neanche – ha spiegato la Gale – che siano le persone intelligenti a diventare vegetariane a causa di una maggiore attenzione per la salute degli animali che sono all’origine dei cibi che arrivano sulla tavola».

Per i vegetariani lo studio britannico è comunque un motivo di grande orgoglio. «Abbiamo sempre saputo che essere vegetariani è una scelta intelligente, compassionevole verso gli animali ed attenta all’ambiente ma ora ne abbiamo la prova scientifica – ha commentato Liz O’Neill della Vegetarian Society – e questo forse spiega anche perché chi si limita a ridurre le quantità di carne consumate non mangiando pollo o tacchino, ama comunque definirsi vegetariano».

Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200612articoli/15535girata.asp

Alimentazione e diete vegetariane

Diritti riservati: Fulvia Bracali – valdelsa.net

Le diete vegetariane sono ormai molto diffuse, non solo in Paesi che ne hanno una lunga cultura gastronomica (tipo l’India, con circa un 30% della popolazione vegetariana), ma anche in Europa e in Italia (con circa 4,5 milioni di vegetariani pari al 7,1% della popolazione generale, con dati che ne evidenziano una continua crescita!). Quindi sta crescendo ‘’interesse per questo modello alimentare sia per i professionisti della salute, come i Dietisti, che per i ristoratori.

Se pensiamo che questo tipo di alimentazione appartenga solo alle culture orientali o sia una moda degli ultimi anni, ci sbagliamo! Infatti ce ne sono tracce sin dall’antichità con delle motivazioni riconducibili alle nostre: principi etici, morali e religiosi. Tra i personaggi vegetariani più famosi possiamo nominare Platone che nel suo “La Repubblica” sosteneva che una dieta basata su vegetali richiedeva meno terra di una basata su cibi animali – del resto questo se era vero all’epoca, oggi lo è ancora di più a causa degli allevamenti intensivi. E ancora alcuni ordini monastici cristiani e poi Leonardo da Vinci, Jean Jacques Roussaeu. E nel diciottesimo e diciannovesimo secolo in Europa possiamo citare Lev Tolstoj, fino al secolo scorso il più famoso premio Nobel Mahatma Gandhi.

Negli ultimi cinquant’anni la dieta vegetariana si è affermata ancora di più per il diffondersi di correnti di pensiero ed influenze tra cui un interesse crescente verso religioni e filosofie orientali, ma le motivazioni più forti che inducono a scegliere tale modello alimentare riguardano:

Maggiore sensibilità verso il mondo animale: molti vegetariani fanno una scelta etica e rinunciano alla carne per non uccidere gli animali per cibarsene. Spesso quindi pongono maggiore attenzione anche alla tipologia di allevamento degli animali, anche per il solo consumo dei loro derivati;

Maggiore consapevolezza in tema di nutrizione e salute, quindi abbracciano questa filosofia perché pensano che sia il modo più sano di mangiare, anche se molti poi non si affidano a vere evidenze scientifiche né a professionisti della nutrizione rischiando comunque delle carenze;

Concetti di sostenibilità ambientale. Sicuramente produrre carne ha un impatto ambientale importante, sia in termini di emissione di gas serra, sia per il consumo di cereali (dati FAO ci dicono che si utilizza il 35% della produzione mondiale di cereali per nutrire gli animali da carne).

Ma cosa si intende con la parola “vegetariano”? Facciamo chiarezza, in quanto ci sono molte interpretazioni personali o modelli alimentari più rigidi.

Latto-ovo-vegetariana / Latto-vegetariana o Ovo-vegetariana, basata ovviamente sulla predominanza di alimenti di origine vegetale, ma sono ammesse piccole quantità di cibi di origine animale “indiretti”, ovvero latte e suoi derivati, uova e loro derivati, mentre sono esclusi tutti i tipi di carne e derivati (compreso il pesce);

Vegana, costituita solo da alimenti di origine vegetale. Sono esclusi tutti gli alimenti di origine animale (carni, latte e derivati, uova e persino il miele);

Crudista o Raw Food, prevede solo il consumo di alimenti naturali non trasformati, cioè non riscaldati ad una temperatura superiore ai 40°C (alcune rare varianti prevedono carne o sono onnivore, ma seguono lo stesso principio della trasformazione in base alla temperatura);

Fruttarismo, prevede esclusivamente il consumo di tutti i frutti dei vegetali intesi dal punto di vista botanico. A questa categoria appartengono naturalmente i frutti dolci universalmente riconosciuti, ma anche alcuni ortaggi come pomodori, melanzane, peperoni, zucche, zucchine e cetrioli e anche olive e avocado. Essenzialmente non viene utilizzato il fusto della pianta né le radici per non comportare un danno per la vita della pianta. Per alcune correnti di pensiero sono accetti i semi, mentre per altre no, poiché se mangiati non consentono alla pianta di riprodursi.

Lasciando a parte i regimi vegetariani molto restrittivi, ma quali carenze possiamo avere adottando una dieta vegetariana o vegana?

Per prima cosa viene da pensare alle proteine, ma in realtà, se la dieta è correttamente formulata e varia, con i giusti fabbisogni calorici ed un buon apporto di proteine complementari, il fabbisogno proteico può essere considerato raggiunto;

La dieta vegetariana è da sempre associata a carenza di Vitamina B12. I latto-ovo-vegetariani sono in grado di ricavare adeguate quantità a partire da latticini, uova o altre fonti, mentre i vegani devono assumere degli alimenti fortificati. Questo perché tale vitamina è contenuta esclusivamente nei prodotti di origine animale. La carenza negli adulti è associata al rischio di sviluppare Alzheimer, sclerosi multipla, psicosi, sbalzi d’umore, perdita della memoria, depressione, mielopatia, neuropatie e altre patologie. Durante gravidanza e allattamento una sua carenza può essere causa di gravi problemi dello sviluppo del bambino;

Spesso i vegetariani, e ancor di più i vegani, dimostrano una bassa concentrazione plasmatica di acidi grassi omega-3 e omega-6;

Il Ferro: notoriamente la sua bio-disponibilità da alimenti vegetali è molto più bassa rispetto a quella degli alimenti di origine animale, e questo è dovuto ad una sua forma che è meno assorbita nel nostro intestino e dal fatto che alcuni vegetali presentano alte concentrazioni di sostanze che inibiscono l’assorbimento di alcuni micronutrienti come, appunto, il Ferro;

I vegani presentano un’insufficiente introduzione di Zinco che dovrebbe essere incrementata del 50%;

L’introduzione di Calcio è molto variabile a seconda della tipologia di regime alimentare seguito. Sicuramente mentre un vegetariano riesce a coprire i fabbisogni, un vegano, invece, avrà delle assunzioni medie considerevolmente inferiori;

Lo Iodio: molti soggetti sono a rischio di carenza, in quanto le diete vegetariane non prevedono il consumo di pesce notoriamente ricco in questo micronutriente;

La Vitamina D: sono state riscontrate basse concentrazioni tra soggetti vegetariani adulti e pediatrici. In questo caso è importante regolare bene l’esposizione al sole e l’utilizzo di alimenti arricchiti o di una supplementazione di tale vitamina.

Concludendo in base a Linee Guida e posizioni ufficiali delle Associazioni di Dietetica o dell’OMS: le diete vegetariane correttamente pianificate, anche quelle vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Possono essere appropriate per tutti gli individui durante tutti i cicli vitali, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza e per gli atleti. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che la dieta vegetariana risulta associata ad una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano livelli inferiori di colesterolo e di pressione arteriosa e ridotti tassi di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. Tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di cancro. Ovviamente una dieta vegetariana ben pianificata ha bisogno della consulenza di un professionista della nutrizione esperto, in grado di elaborare piani dietetici equilibrati per soddisfare i fabbisogni nutrizionali ed evitare il rischio di carenze, raccomandando, dove necessario, l’invio al medico per la prescrizione e l’assunzione di integratori.