Filosofia Vegana

WORLD VEGAN DAY: ANCHE IN ITALIA CRESCE L’INTERESSE PER QUESTA FILOSOFIA DI VITA CHE PARTE DAL FOOD ED È GUIDATA DALLE DONNE. INDAGINE THEFORK: L’80% DEGLI ITALIANI PROVEREBBE UN RISTORANTE VEGANO

BY FOODAFFAIRS.IT

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Salutare per il corpo e per l’anima, la cucina vegana è una delle tendenze alimentari in crescita negli ultimi anni. L’attenzione a sostenibilità e salute conducono sempre più a una dieta senza carne, uova e altri derivati animali. Per questo TheFork, tra le principali app di prenotazione online di ristoranti, ha deciso di approfondire il fenomeno attraverso un sondaggio[1] su questo tema in occasione del World Vegan Day – il prossimo 1° novembre.

Ormai da diversi anni le opzioni vegan nel panorama alimentare sono in crescita così come l’interesse dei consumatori. In Europa, l’Italia ha registrato l’aumento più forte di prenotazioni presso i ristoranti che offrono anche piatti vegani: i booking sono cresciuti infatti di 26 volte dal 2016 al 2019. A seguire il Belgio – con un aumento di 12 volte – e la Francia – 10 volte.

L’Italia è anche il paese del gruppo TheFork con il maggior numero di ristoranti con opzioni vegane[2]: il 22% dei ristoranti partner offre almeno un piatto veg nel menù. Seguono la Danimarca con il 20% e il Belgio con il 17%.

Se l’Italia è il paese con il maggior numero di indirizzi vegan friendly, a livello di città è Parigi a offrire la più ampia scelta con 293 ristoranti, seguita da Barcellona (266). In Italia la top tre è costituita da Roma (264), Milano (124) e Torino (55).

Dal punto di vista dei consumatori, a livello europeo gli spagnoli si sono detti più interessati a questo trend (43% dei rispondenti), seguiti dai francesi (36,7%) e dagli italiani (26,4%).[3] Le donne sono in generale più propense a uno stile di vita vegano rispetto agli uomini (40% vs. 33%) e laddove i consumatori non si sono dimostrati interessati ad abbracciare questa filosofia, la maggior parte si è dichiarata disposto a ridurre il consumo di carne in futuro (51% dei rispondenti).

In Italia il trend risulta positivo con l’81% dei rispondenti che dichiara di voler provare un ristorante vegano e il 48% si dice interessato a limitare il consumo di carne in futuro.

Per semplificare la ricerca di ristoranti vegani, TheFork ha inserito tra i suoi tag di ricerca il filtro piatti vegani: basta digitarlo nell’apposito campo per avere una selezione dei ristoranti con opzioni veg nelle vicinanze. E per gli indecisi, ecco gli indirizzi che hanno ottenuto a oggi i giudizi migliori:

Pesto di Pistacchio, Trani

“Deliziosamente vegan”, così si definisce il ristorante Pesto di Pistacchi di Trani. La filosofia del ristorante non è tanto quella di seguire una “moda” ma quella di proporre una cucina di alta qualità ed etica allo stesso tempo. Da provare: Sformatino di patate e anacardi su vellutata di topinambur con tartufo in scaglie.

Flora Vegano e Gluten Free, Verona

A Verona il ristorante Flora è una certezza per celiaci e vegani: qui non troverete neanche una traccia di glutine e nessun prodotto di derivazione animale. Il motto è “Eat different”, mangiare in modo diverso senza dimenticare la gioia del buon cibo. Da provare: Vellutata di zucca con cous cous di macadamia.

Vitto Pitagorico, Napoli

Vitto Pitagorico è un ristorante pizzeria vegano, vegetariano e crudista. Qui troverete una carta ricca e per tutti i gusti, dai primi – tutti con nomi molto particolari – alle zuppe. Da provare: la zuppa Nirvana, una zuppa crudista al latte di cocco, broccoli, funghi, zenzero e peperoncino.

Missfagiola Green Lab, Bologna

Quando un bolognese dice che qualcosa “lo sfagiola” significa che gli piace proprio tanto! Ed è quello che penserete dopo un pasto da Missfagiola Green Lab, dove Alessia Gaggioli – proprietaria bolognese doc – propone un menù green tutto da scoprire. Da provare: Pappardelle raw km0, pappardelle crudiste di carote bio al burro di mandorle.

VgOloso, Venezia

Come dice il nome stesso del ristorante, da VgOloso troverete molte golosità tutte 100% vegetali, con opzioni senza glutine e biologiche. Da provare: Penne di riso, curcuma e zenzero con salsa alla zucca, cardamomo e mandorle tostate.

Albaspina BioAgriturismo Vegan, Monticello Conte Otto (Vicenza)

In un luogo incantevole nel vicentino troverete il BioAgriturismo Albaspina, dove poter gustare una cucina completamente vegana, fatta con ingredienti bio di alta qualità e con verdure appena raccolte dall’orto. Da provare: Polpettine di anacardi e melanzane con sugo di pomodorini e peperoni in cestino di pane con salsa guacamole.

Momo Cucina Sana, Pontedera (Pisa)

In questo ristorante di Pontedera, nel pisano, troverete una cucina sana – come dice il nome stesso del locale – sfiziosa e 100% vegetale, con dei nomi tutti particolari. Da provare: Cibo per la pace, riso basmati, purè di lenticchie, curry di verdure, chutney e cracker.

Cavò Bistrot, Cagliari

Stagionalità, biologico e cucina vegetale sono gli elementi chiave che compongono l’offerta del ristorante Cavò Bistrot di Cagliari. Qui tutto è preparato e trattato con la finalità di rimanere fedeli al gusto delle materie prime. Da provare: Cagliari Milano A/R, un risotto allo zafferano con crema di anacardi e mandorle, Campari e Mirto.

La Dispensa di Amelia, Arezzo

Nella dispensa di Amelia troverete solo prodotti di prima qualità con cui vengono preparati piatti di origine completamente vegetale, con cui si cerca di reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea. Da provare: Omelette veg con cipolle rosse di Tropea caramellate al Sirah e maionese al tartufo.

Flower Burger (Torino)

Flower Burger è ormai noto a tutti come il primo ristorante che è riuscito a combinare tutto il gusto dei burger con una cucina completamente vegetale. Con indirizzi sparsi in tutta Italia (RomaRiminiBariPalermo, sono solo alcuni), non potrete non apprezzare i loro piatti colorati e sfiziosi. Da provare: Spicy Cecio, fatto con pane giallo, burger di ceci e orzo, tartare di cipolle di Tropea, pomodori, insalata, spinaci e salsa spicy.

Vegani a destra, vegetariani a sinistra

Vegani a destra, vegetariani a sinistra. Ma chi lo fa per l’ambiente?

 

Il Rapporto Italia 2019 di Eurispes conta che 7 italiani su 100 (precisamente il 7,3%) sono vegetariani o vegani: il 5,4% del campione esaminato si dichiara vegetariano e un ulteriore 1,9% vegano. Sono tanti o sono pochi? Sostanzialmente gli stessi di cinque anni fa: nel 2014 il 7,1% del campione intervistato era  vegetariano o vegano, nel 2016 addirittura l’8%.

Un altro 4,9% di italiani ha ammesso di essere stato vegetariano ma di essere ritornato a una dieta onnivora. Nel complesso comunque si registra un aumento di un punto percentuale di persone che hanno scelto di non mangiare più nessun prodotto animale rispetto al 2018: nel 2018 i vegani all’interno del campione esaminato erano lo 0,9%, nel 2014 lo 0,6%. Sono diminuiti invece i vegetariani: erano il 6,2% degli intervistati nel 2018, anche se gli esperti precisano che quest’ultima variazione potrebbe essere spiegata dal passaggio da una dieta vegetariana a una vegana.

 

Il rapporto Eurispes correla questa abitudine alimentare anche con l’orientamento politico, ed emerge una sorpresa. Parafrasando Gaber: “Il vegano per scelta è più di destra, vegetariano forse di sinistra. L’8,1% di chi si colloca a destra o nel centro destra è vegano, contro lo 0,9% di chi si colloca a sinistra o nell’estrema sinistra. È inoltre vegano il 2,8% di chi ha votato Movimento 5 stelle. A sinistra sono tuttavia vegetariane 14 persone su 100, il doppio di chi si dichiara di centro destra. È vegetariano il 5,5% degli elettori del Movimento.

Ancora più curioso osservare che non c’è una differenza enorme fra chi ha fatto questa scelta per ragioni ambientali, fra centro destra e centro sinistra: ha risposto così il 14,3% di chi ha votato centro sinistra e il 10% di chi ha votato centro destra, contro il 4,8% dei pentastellati.

Nel complesso insomma non si registra un gradiente “politico” nel numero di persone che scelgono una dieta onnivora, anche se gli elettori di centro sinistra si distinguono per l’alta percentuale di chi non segue una dieta onnivora per rispetto dell’ambiente, mentre fra l’estrema destra prevale la prospettiva individualista: il 41% risponde di farlo “come filosofia di vita” e il l 16% “per mangiare meno e meglio”.  “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”.

A provare nuovi regimi alimentari sono prevalentemente le donne. Il 5,8 di loro di dichiara vegetariana (contro il 5% dei maschi) e il 2,8% vegana (contro l’1,1% degli uomini). Nell’insieme il 15% delle donne intervistate – una su sei – è stata almeno in un momento della sua vita non onnivora. Questione di dieta? No, di rispetto per gli animali. Il 30% delle donne intervistate ha dichiarato di aver optato per vegetarianesimo o veganesimo per questo motivo, contro il 2,9% degli uomini. Ma nessuna delle donne interpellate ha detto di averlo fatto per l’ambiente, risposta che è stata data invece dall’8,8% degli uomini, con picchi del 10% al Sud. Nel complesso un terzo delle persone ha scelto di non seguire una dieta onnivora per questioni di salute.

È tuttavia curioso – e forse segno di scarsa consapevolezza – notare che il 24% del campione dichiari di aver scelto di essere vegetariano o vegano come “filosofia di vita”, ma solo il 3,6% ha incluso l’ambiente nella propria “filosofia di vita”.

 

Geograficaente, ci sono più vegetariani e vegani al nord rispetto al centro e al sud, anche se le due regioni con il maggior numero di vegetariani sono proprio nel Meridione: Sicilia e Sardegna.

Infine, un elemento interessante di novità rispetto al 2018 è la ripartizione per fasce di età: non sono i giovanissimi i più radicali in materia, ma i 35-44 enni (7,1% di vegetariani e 2,2% di vegani), anche se i 18-24 enni mostrano percentuali maggiori di vegani: il 3%. Un altro dato che colpisce è il boom rispetto a un anno fa dei vegani over 65: oggi il 2,5% del campione esaminato, mentre il 4,7% di loro è vegetariano. Rimane comunque il fatto che 9 over 65 su 10 hanno una dieta onnivora, la percentuale più alta di tutti i gruppi di età.

Pelle vegetale

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La prima pelle vegetale realizzata con le pale di fico d’india da questi due giovani messicani

Pelle vegetale dalle foglie di cactus

Una coppia di giovani di Guadalajara, in Messico, ha creato la prima pelle vegetale a base di foglie di fico d’India e presenterà la straordinaria innovazione a Lineapelle, manifestazione milanese che si sta svolgendo a Milano in questi giorni.

Adrián López e Marte Cazárez hanno portato avanti sperimentazioni per due anni per riuscire a creare un’alternativa alla pelle che fosse rispettosa dell’ambiente e degli animali e che garantisse resistenza e traspirabilità.

Per trovare il materiale adatto, i due giovani si sono ispirati a realtà simili che realizzano pelle vegetale a partire dalle bucce di mela e dall’ananas.

L’idea di sfruttare il fico d’India è arrivata quasi per caso: i due stavano riflettendo su come questa pianta fosse ampiamente utilizzata in cosmesi per la produzione di shampoo e creme, quando si sono detti “Se il fico d’India è buono per la pelle, perché non usarlo per creare la pelle?”.

Inoltre il fico d’India è molto diffuso in Messico, come spiega uno dei due ideatori della nuova pelle vegetale:

“Il Messico ha il potenziale per innovare e il cactus è il simbolo del paese. Molte persone ci hanno detto che eravamo pazzi! Perfino i nostri ingegneri ci hanno detto che non si poteva fare. Abbiamo detto come no? Siamo in Messico, siamo messicani, quale materia prima abbonda qui? Il cactus qui cresce da solo, senza bisogno di grandi quantità d’acqua. È lì che abbiamo iniziato a testare il fico d’india e, dopo diversi test, siamo stati in grado di realizzare un materiale resistente “, ha spiegato Adrián.

Dopo diversi fallimenti, i due giovani messicani sono riusciti a produrre un materiale del tutto simile alla pelle ma più ecologico ed economico e soprattutto che non prevede lo sfruttamento, il maltrattamento e l’uccisione di animali. Ora la loro pelle vegetale è pronta a sostituire quella animale per realizzare numerosi oggetti.

“Un abitino, una borsa, una cintura, un cinturino per orologio, una piccola libreria, una poltrona. Qualunque pelle può essere sostituita da pelle vegetale; la pelle animale o la pelle sintetica possono essere sostituite da quelle vegetali, sostenendo l’ecosistema”, ha dichiarato Marte Cazárez.

La nuova pelle vegetale, che ha un prezzo di circa 25 dollari al metro,  potrebbe dunque sostituire quelle animali e sintetiche. Oltre a preservare l’ambiente e ad evitare l’uccisione di animali, l’utilizzo della nuova pelle vegetale in sostituzione di altre alternative meno ecologiche ed etiche porterebbe anche benefici ai produttori locali che coltivano fichi d’India.

Visti i numerosi vantaggi della nuova pelle vegetale, ci auguriamo che questa innovativa soluzione venga adottata presto dalle aziende che oggi lavorano pellame o che producono oggetti in pelle.

6 ortaggi che contengono più ferro della carne

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Il ferro è un nutriente fondamentale per la salute e il benessere della persona, che deve essere introdotto tramite il cibo, in particolare la carne. Se hai deciso di intraprendere una dieta che non prevede il consumo di carne, per assicurare il giusto apporto di ferro all’organismo puoi sostituirla con altri alimenti, tra cui gli ortaggi.

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Ferro: proprietà e benefici

Il ferro è un metallo, che si trova in natura in molti alimenti e che rappresenta un nutriente indispensabile per garantire il corretto svolgimento dei processi vitali dell’organismo. Esso è essenziale per la produzione di emoglobina, proteina contenuta nei globuli rossi e responsabile del trasporto dell’ossigeno nel sangue e della mioglobina, una proteina che aiuta a fissare l’ossigeno nei tessuti. Il ferro favorisce l’attività respiratoria delle cellule, la replicazione cellulare e la formazione della struttura di tessuti ed organi. Questo minerale è essenziale per attivare la funzionalità di intestino, fegato e midollo osseo. Contribuisce alla sintetizzazione della carnitina da parte dell’organismo, amminoacido carrier che accelera i processi metabolici degli acidi grassi trasformandoli in energia. In particolare, tale amminoacido aiuta a controllare il peso, i livelli di colesterolo e dei trigliceridi presenti nel sangue, apporta effetti positivi sul sistema cardiocircolatorio e nervoso. Il ferro stimola il rilascio da parte del cervello di serotonina e dopamina, due neurotrasmettitori che permettono di affrontare lo stress e la stanchezza e combattere la depressione e l’irritabilità. Il minerale ha il potere di rafforzare il sistema immunitario, le unghie e capelli, regolare i processi tiroidei e stimolare la sintesi del collagene e del Dna.

Fabbisogni di ferro

Il fabbisogno di ferro cambia in base all’età e al sesso delle persone, per conoscere la quantità utili per mantenere sano il corpo puoi fare riferimento a quelle indicate dagli organismi internazionali che si occupano della salute.

Le dose giornaliere raccomandate di ferro sono:

10 mg per gli uomini adolescenti e adulti;

12 mg per le donne di età compresa tra gli 11 ed i 50 anni;

30 mg per le donne incinta;

15 mg per le donne che allattano;

11 mg per i neonati dai 6 ai 12 mesi;

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Carenza di ferro

La carenza di ferro comporta conseguenze negative sull’organismo. Determina stanchezza, difficoltà di concentrazione, influisce in maniera negativa sul sistema immunitario aumentando i rischi di contrarre infezioni e malattie. Inoltre, rende le unghie e i capelli fragili e incidi sulla pelle che appare spenta e accelera i processi di invecchiamento.

La mancanza del minerale in gravidanza può esporre il bambino ai rischi di un parto prematuro o sottopeso. I sintomi di una mancanza di ferro sono rappresentati da pallore, affaticamento, debolezza e scarsa resistenza alle infezioni. Nei casi più gravi tale carenza può determinare l’anemia. Livelli elevati di ferro nel sangue genera l’emocromatosi, malattia che può causare gravi danni a organi come fegato, pancreas e cuore, che non sono in grado si sostenere l’eccessiva presenza di ferro nei tessuti.

Per verificare i livelli di ferro nell’organismo è necessario effettuare le analisi del sangue e verificare i valori della ferritina. Se questa risulta bassa è necessario incrementare gli apporti di ferro tramite una dieta appropriata o ricorrendo agli integratori.

Acqua di cumino, bevanda detox

di Serena Allevi per Donna Moderna – Diritti riservati

L’acqua di cumino è un ottimo rimedio per il detox e per aiutarti a perdere peso. Scopri come fare di questa cura dolce una vera alleata di benessere e bellezza

Il cumino è una spezia molto usata nella cucina asiatica ed è una delle spezie regine della tradizione culinaria (ma anche della medicina naturale) indiana. Il suo sapore è lievemente pungente e il cumino fa parte degli ingredienti che compongono i diversi tipi di curry.

Ma forse non sai che si tratta anche di un rimedio naturale eccezionale per disintossicarti e per aiutarti a perdere peso. Inoltre, proprio il cumino potrebbe aiutarti a digerire meglio quando fai pasti abbondanti o hai temporaneamente difficoltà digestive.

Il modo migliore per sfruttare queste proprietà del cumino è prepararne l’acqua. L’acqua di cumino, infatti, ti permette di ricavare tutto il buono della spezia e diventa un elisir per aiutare la tua dieta e il tuopercorso detox ad avere risultati soddisfacenti. Ovviamente, sempre all’interno di uno stile di vita salutare che comprenda una dieta sana ed equilibrata e attività fisica costante. 

Acqua di cumino: i benefici

Vediamo insieme tutti i benefici dell’acqua di cumino. Una delle prime proprietà riguarda il detox. L’acqua di cumino, infatti, vanta un’efficace azione disintossicante. I semi del cumino sono ricchissimi di antiossidantie aiutano tutto l’organismo a rigenerarsi, liberandosi delle tossine e dei liquidi in eccesso.

Dunque, l’acqua di cumino è una cura dolce per i momenti in cui il tuo corpo ha bisogno di un profondo detox ma anche se soffri di gonfiori e acidità. Prova ad assumere costantemente l’acqua di cumino nel periodo che precede le mestruazioni soprattutto se soffri di sindrome premestruale associata ad acidità di stomaco e forte ritenzione idrica. 

L’acqua di cumino è eccezionale anche per favorire il transito intestinale (aiutando, dunque, anche la digestione). I semi di cumino lasciati in ammollo nell’acqua, infatti, creano una sostanza simile a un gel che va a favorire la regolare funzionalità intestinale eliminando fastidi come gonfiori e meteorismo. Provala se hai la pancia sempre gonfia, a palloncino. 

Lo sapevi che i semi di cumino sono davvero ricchi di ferro? Il ferro vegetale del cumino può essere un valido aiuto per chi soffre di anemia (e segue, per esempio, una dieta vegetariana o vegana) ma anche per chi si ammala spesso, perché assumere regolarmente questa bevanda aiuta persino arinforzare il sistema immunitario

Infine, l’acqua di cumino ti aiuta a dimagrire. Prima di tutto perché è ricchissima di fibra e la fibra diminuisce la fame nervosa, fa funzionare bene l’intestino, aiuta a tenere sotto controllo sia il colesterolo cattivo nel sangue sia il livello degli zuccheri. L’acqua di cumino aiuta anche a rallentare l’assorbimento degli zuccheri, nonché a stimolare efficacemente il metabolismo

Come preparare l’acqua di cumino

L’acqua di cumino si può preparare in due modi differenti: a freddo e a caldo. La preparazione a freddo è forse quella più tradizionale e anche la più consigliata poiché permette di ottenere tutto il meglio dai semi del cumino, ma anche quella a caldo, di recente elaborazione, può dare ottimi risultati. 

Innanzitutto, per preparare l’acqua di cumino devi partire dai semi del cumino. Meglio ancora se biologici. Non è affatto difficile trovarli in commercio: li puoi, infatti, reperire persino al supermercato tra le spezie, in tutti i negozi di alimenti naturali e, ovviamente, anche online. I semi di cumino hanno anche un costo davvero esiguo.

La preparazione a freddoprevede che si mettano in infusione due cucchiai di semi di cumino in due tazze di acqua fredda, la sera prima di consumare l’acqua di cumino. Si lascia il tutto in infusione per una notte e poi, al mattino, si filtra l’acqua e si beve. Meglio ancora se a digiuno. 

Se vuoi seguire, invece, la preparazione a caldo dell’acqua di cumino devi far scaldare due tazze di acqua portandole a bollore. Quando l’acqua bolle, versi due cucchiai di semi di cumino (le dosi sono sempre le stesse, 1 cucchiaio di semi per ogni tazza di acqua). A questo punto, spegni il fuoco, copri e lasci in infusione fino a raffreddamento dell’acqua. Infine, filtra l’acqua di cumino per consumarla subito. 

Semi di cumino pronti per l’uso

Per preparare la tua acqua di cumino ti occorrono, quindi, i semi della spezia. In commercio ne trovi di diversi tipi. Questa confezione, molto pratica e richiudibile, è perfetta per essere portata ovunque e per chi ha fretta ma desidera conservare bene e a lungo il prodotto. 

La qualità è eccellente, si tratta infatti di semi di cumino al 100% puri e naturali. Usali ogni sera, prelevandone due cucchiai e lasciandoli in infusione in due tazze di acqua fredda. In pochi minuti ti sarai fatta un vero regalo di benessere: il mattino dopo potrai bere questa preziosa acqua e percepire immediatamente gli effetti depurativi di questo elisir tutto naturale ma incredibilmente efficace. 

Quando prepari l’acqua di cumino, e gli infusi in generale, è meglio scegliere prodotti che siano di origine biologica. Questo per ottenere il massimo dalla tua preparazione e per non contaminare con additivi vari le proprietà super benefiche dell’infuso. A maggior ragione se l’infuso avviene a freddo. 

German Circus Replaces Live Animals With Cruelty-Free Holograms

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Circus Roncalli in Germany recently unveiled a stunning and innovative act featuring computer-generated holograms of wild animals. The act — brought to life by projectors, lasers and lenses — is not only enchanting to watch, but also completely cruelty-free.

Circuses have been entertaining people throughout the world for centuries, but they’ve recently come under scrutiny for their treatment of the animals used in their shows. The failure of the circus industry to effectively address these concerns has resulted in dwindling ticket sales.

Circus acts commonly feature wild animals, including elephants, tigers and camels. While in the wild, these species traverse vast ecosystems where they can express their natural behaviors. But in the circus, they are forced to live in captivity and be carted from show to show.

According to PAWS, circus animals spend almost 96 percent of their lives in chains or cages. Many animals have minimal stimulation. And highly social species, such as elephants, may be isolated from conspecifics. This deprivation can have serious deleterious effects on the mental well-being of animals, who often display signs of distress while in the circus.

When the animals are performing, they may be forced to do demeaning tricks that treat these majestic species as props for human entertainment. The tricks, such as having elephants perform handstands, are far outside the animals’ normal behavior.

To get the animals to complete these tricks, cruel training tools — such using bullhooks, whips and rods — may be used. Undercover investigations have revealed instances of circus staff repeatedly hitting elephants, as well as whipping a tiger 31 times in less than two minutes.

In recent years, public sentiment has shifted as more people have become aware of the cruelty circus animals endure. A 2019 poll found only 30% of people believe circus animals are treated well, and over 50% support the prohibition of wild animals in circuses.

Bans on circus animals have been popping up in the United States at the local and state levels. In 2018, New Jersey became the first state to ban the use of wild animals in traveling acts. At the city level, both Los Angeles and New York City have also banned using wild animals in circuses.

The circus industry has been slow to adapt to concerns over animal welfare. Ringling Bros. closed down in 2017 due to declining ticket sales — likely a result of changing attitudes toward circus animals. Although Ringling Bros. stopped using elephants in its performances the previous year, the change was too small to salvage the company’s reputation.

The recent hologram animal act at Circus Roncalli illustrates how the industry can use ingenuity to keep the spirit of the circus alive without sacrificing animal welfare. Other circuses should follow suit. And soon they may need to if the Traveling Exotic Animal and Public Safety Protection Act — which would ban the use of wild animals in traveling acts — becomes law.

The circus is beloved throughout the world for its awe-inspiring acts showcasing people with incredible talents — from the tightrope walkers to the jugglers and trapeze artists. But if the industry does not evolve past animal cruelty, the shows may soon be closing their door.

Main image credit: sArhange1/Getty Images

Vegea, la startup che trasforma gli scarti del vino in tessuti

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Arrivano dalle startup le idee che fanno bene all’ambiente. Ne è un esempio Vegea la startup italiana vincitrice del contest Chivas 2019. Vegea sviluppa ed ingegnerizza tecnologie e processi basati sull’ utilizzo di biomasse. In particolare valorizza gli scarti dell’agroindustria – e soprattutto gli scarti del vino – incentivando l’utilizzo di risorse rinnovabili, in alternativa alle risorse fossili.

Il tessuto che nasce dagli scarti del vino

Il suo progetto Vegea Textile in particolare si focalizza sulla produzione di tessuti tecnici bio-based derivanti da materie prime vegetali e residui dell’industria vitivinicola. La vinaccia, una materia prima 100% vegetale composta dalle bucce, i semi e i raspi del grappolo d’uva da vino che rimangono dopo la produzione del vino, diventa la materia prima per un tessuto ‘vegano’, Un materiale a basso impatto e cruelty-free per il settore della moda, dell’arredamento e dell’automotive.

La startup sfruttando gli scarti del vino fornisce così una risposta anche alle criticità del settore moda che ha un impatto ambientale molto forte. La sola produzione di tessuti sintetici utilizza a livello globale oltre 100 milioni di tonnellate di oli. I tessuti Vegea riducono il consumo di questi oli e di C02, per proteggere l’ambiente e combattere il Global Warming.

La startup trentina si è recentemente classificata (unica italiana) tra le cinque finaliste del contest Chivas 2019. Il contest giunto alla quinta edizione premia l’innovazione e le soluzioni sostenibili in diversi settori di business, con l’obiettivo di creare un impatto positivo sia sull’ambiente sia sulla società.