Essere vegetariani nell’antica Grecia

Diritti 24.it

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25 aprile 2020

Essere vegetariani nell’antica Grecia, di Plutarco e Porfirio

PESARO – Una doverosa premessa: sono vegetariano. Quindi di parte. Ma proverò a non esserlo, perché essere prevenuti mi infastidisce, sempre.

Uno dei motivi per cui mi sono cancellato da Facebook era il clima d’odio che si respirava (da quel che percepisco, si respira ancora) nei confronti di chi aveva idee diverse.
Ho letto, ieri, della determinazione a reagire agli odiatori di professione e, nell’esprimere solidarietà al sindaco Matteo Ricci, non posso che condividere la scelta anticipata dal vice sindaco Vimini.
Mi capitava di leggere quotidianamente insulti ai vegetariani e ai vegani, con la pubblicazione di grigliate di carne bovina, di bistecche voluminose, e il solito commento poco intelligente: “Alla faccia dei vegani e dei vegetariani!”.
Non mangio carne da decenni, da quattro ho scelto di eliminare anche il pesce, ma non guardo mai il piatto degli altri commensali. Mi accontento di essere soddisfatto del mio, fatto di verdure e legumi, talvolta di uova. E non insulto chi mangia carne. È una sua scelta.
Mi permetto, però, se il tema incuriosisce, di proporvi di rivedere grazie a RaiPlay, la trasmissione Indovina chi viene a cena andata in onda su Rai Tre su Cosa mangeremo?
In nome della fame di carne che ha il pianeta, gli allevamenti intensivi sono sempre più diffusi e praticati. Pulcini con petti enormi, vacche che producono il doppio del latte, salmoni geneticamente modificati. L’inchiesta di Sabrina Giannini affronta aspetti meno conosciuti della produzione intensiva di carne. La globalizzazione del made in Italy è un esempio di come anche alcuni dei prodotti tipici nostrani vengano in realtà da molto lontano, da luoghi colpiti dal disboscamento e dai roghi della Foresta Amazzonica. In questo scenario, in Olanda si sperimentano pollai verticali e avveniristiche fattorie galleggianti. Ma potrà essere questo il nostro futuro?  È una domanda che si ponevano, pensate voi, duemila e più anni fa, nell’Antica Grecia, terra di filosofi, culla dell’uomo che dialoga, s’interroga, s’informa, studia.
Mentre mi preparavo a fare il quarto Cammino di Santiago, il Primitivo che porta da Oviedo a Santiago de Compostela, circa 350 chilometri soprattutto in quota, con tanti saliscendi e quella – la Ruta por Hospitales – che considero la tappa più bella di tutti i cammini, entrai in un sito frequentato dai “pellegrini” e m’imbattei in uno che pontificava, spiegando che per fare un Cammino era necessario riempirsi di proteine animali, altrimenti non si sarebbe arrivati a Santiago de Compostela.
Mi permisi di raccontare che la mia esperienza era diversa e, da vegetariano, non avevo avuto difficoltà a completare i precedenti cammini.
Il presuntuoso mi diede del bugiardo, certificando che era impossibile.
Completai il Primitivo e il giorno dopo partii per Finisterre, totalizzando – tra annessi e connessi – 500 chilometri, nutrendomi di zuppe di fagioli, ceci e lenticche, ma anche tortillas (frittate spesso con patate, ma anche con spinaci, oppure solo uova, la cosiddetta francesa, un’omelette) e revueltos (uova strapazzate con spinaci, asparagi e altri vegetali). Il tutto senza accusare alcun problema, anzi felice nel corpo e nello spirito.
L’anno scorso, completando il Cammino del Nord, da Irun a Santiago de Compostela, i chilometri sono stati  addirittura 900. Seguendo una dieta vegetariana, ovviamente.
Un giorno, a pranzo con amici onnivori, ero l’unico vegetariano. Un commensale, rivolto a chi, sussurrando, gli chiedeva se sapesse perché non mangiassi il pesce, rispose così: “Non lo so, ma è evidente che segue la moda!”. Incredibile. Non mi aveva fatto alcuna domanda, ma per lui seguivo la moda.
Avrei potuto rispondergli facilmente, con le parole della premessa al nostro libro di oggi: Essere vegetariani nell’antica Grecia
La dieta vegetariana, considerata nelle sue forme più o meno rigorose, ha ormai raggiunto una diffusione planetaria, e la sua popolarità sembra in costante crescita. Tuttavia occorre ricordare che questo tipo di alimentazione non è una moda dei nostri giorni, ma esiste fin dall’antichità e ha probabilmente un’origine etico-religiosa, a cui solo in seguito si aggiunsero motivazioni legate alla cura della salute.
Scrive Plutarco (Cheronea 46-48 d.C.; Delfi 125-127 d.C.), filosofo e scrittore seguace della filosofia di Platone:
Tu mi domandi per quale ragione Pitagora si astenesse dal mangiare carne. Io piuttosto mi chiedo meravigliato in quale occasione e con quale stato d’animo un uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue versato, e unì le sua labbra alla carne di un animale morto, e imbandendo tavole con corpi morti e rancidi ebbe anche l’ardire di chiamare prelibatezze e alimenti quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poterono i suoi occhi sopportare la vista del sangue di animali sgozzati, scorticati e fatti a pezzi? Come poté il suo naso resistere a quel fetore? Perché quelle esalazioni non distolsero il suo senso del gusto?”.
Le pelli strisciavano, le carni muggivano sugli spiedi,
cotte, e crude, e c’era come una voce di vacche.
Omero, Odissea, XII
Questa è un invenzione e un mito, e tuttavia è davvero mostruoso un pasto in cui un uomo si nutre di creature che ancora muggiscono, dando istruzioni su quali animali si possano mangiare, mentre essi sono ancora vivi
E ancora…
Non mangiamo certo leoni e lupi per difenderci;  anzi, questi li lasciamo in pace, e invece catturiamo e uccidiamo le creature miti e indifese, prive di pungiglioni o denti che potrebbero ferirci; animali che, per Zeus, la natura sembra avere creato al solo scopo di mostrare la loro grazia e bellezza.
Porfirio (Tiro il 232 o 233 d.C., Roma inizio quarto secolo) replica così alle scuse addotte da coloro che sono favorevoli al consumo di carne.
…Per questo mi meraviglio di chi ha il coraggio di sostenere che l’astinenza dagli animali è la madre dell’ingiustizia, quando la storia e l’esperienza dimostrano che con l’uccisione degli animali furono introdotti il lusso, la guerra e l’ingiustizia.
È appunto questo ciò che comprese in seguito anche lo spartano Licurgo: benché fosse ormai consuetudine cibarsi di animali, stabilì un insieme di norme tali da escludere completamente il consumo di carne. Egli infatti assegnò a ciascun cittadino una certa quantità di beni, consistente non in mandrie di buoi, pecore, capre o cavalli, e nemmeno in somme di denaro, ma in proprietà terriere che rendevano settanta medimni d’orzo all’uomo e dodici alla donna, e una quantità di frutti liquidi nella stessa proporzione.
Il medimno era un’antica unità di misura che corrispondeva a circa 50 chilogrammi.
Di conseguenza, avendo bandito il lusso da Sparta, gli fu possibile abolire le monete d’oro e d’argento, e consentire unicamente quelle di ferro, che a fronte di un esiguo valore avevano un peso e un volume notevoli…
L’applicazione di queste misure permise di bandire da Sparta un gran numero di ingiustizie. Chi infatti avrebbe voluto rubare o farsi corrompere, portare via o rapinare ciò che non si poteva nascondere e il suo possesso non suscitava invidia, oltre a non essere di alcuna utilità anche se fatto a pezzi?
Una moneta così servirebbe tanto, al giorno d’oggi, soprattutto in Italia.

I migliori ristoranti italiani…

I migliori ristoranti italiani che servono piatti vegetariani secondo la Guida Verde 2020 internazionale

di Martina Barbero 

Diritti de Il Corriere della Sera/cucina.corriere.it

 

La classifica internazionale

È uscita la nuova edizione della Guida Verde firmata We’re Smart®, l’organizzazione che riconosce i migliori ristoranti e chef che, nelle loro cucine, dedicano uno spazio speciale alle verdure. «Ogni locale viene classificato da 1 a 5 pregiatissimi ravanelli — spiega Frank Fol, chef e ideatore dell’iniziativa — in base all’uso creativo degli ingredienti di stagione, alla percentuale di piatti a base di frutta e verdura nel menu e a vari altri criteri di sostenibilità». Tra i quasi 1000 ristoranti recensiti in 43 Paesi del mondo, ce ne sono molti anche italiani: ecco gli indirizzi che hanno preso cinque, quattro e tre ravanelli in tutta la penisola e i due vincitori dei premi «Miglior ristorante vegetariano» e «Miglior ristorante vegano 2020».

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